Tredici voti a favore, quattro contrari e quattro astenuti. Così il Consiglio superiore della magistratura (Csm) ha dato l’ok defintivo alla candidatura di Lorenzo Nicastro come capolista dell’Italia dei Valori alle prossime elezioni regionali. Il Plenum si è oggi infatti riunito per decidere se concedere o meno l’aspettativa al magistrato della Procura di Bari. La decisione presa da Palazzo dei Marescialli è stata però tutt’altro che una formalità. Il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, ha sottolineato come la legge che disciplina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità debba essere rivista. “È mai possibile che un magistrato dopo aver fatto indagini si presenti alle regionali nello stesso territorio, mettendo in discussione la credibilità della magistratura oltre che la propria immagine?”, si è domandato il numero due del Csm, che ha ricordato come da parlamentare votò contro l’impianto del testo di legge.
Lorenzo Nicastro, fino a qualche giorno fa, ha coordinato l’inchiesta giudiziaria in cui è coinvolto Raffaele Fitto allorquando rivestiva l’incarico di governatore regionale. Ciò ha fatto infuriare molti esponenti di centrodestra tra cui Rocco Palese, che ha defintio la candidatura del pm alle regionali “indecente”.
La maggioranza dei magistrati ha ritenuto che non vi fossero i margini per non concedere l’aspettativa a Nicastro. Posizione fortemente avversata da due componenti del Plenum, Letizia Vacca e Maria Berruti, che hanno affermato che se è “vero che c’è una norma costituzionale sul diritto di elettorato attivo e passivo, c’è anche una norma materiale della Carta che garantisce ai cittadini una giustizia imparziale”. Non solo, secondo quanto affermato dalle due pm, c'è una sentenza della Corte Costituzionale che impedisce al magistrato lo schieramento con un partito. Al termine del dibattito il Plenum ha per buona parte ritenuto conivisibile la posizione di Nicola Mancino. Il numero due del Csm non ha però votato per sopraggiunti impegni.
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