Nel giorno in cui i giornali confermano e certificano la presenza della questione morale all’interno del Pd, a Bari e in Puglia è un popolo tutt’altro che agitato (o arrabbiato) quello che dalle prime ore del mattino si mette in coda per eleggere i nuovi vertici regionali e nazionali del partito. Soprattutto in serata, sono centinaia le persone che affollano i seggi. In centro come in periferia. Tutti i coda. Tutti armati di tanta pazienza. Tutti (o quasi) certi che mai come in questo caso si tratta di un «voto utile».
Certo, in coda c’è il tempo di pensare. Di scambiare qualche battuta. E così, diventa inevitabile il riferimento alle notizie sconcertanti che arrivano da Roma. Il coinvolgimento di Marrazzo, di un uomo e di un giornalista che per anni è stato uno dei personaggi simbolo del centrosinistra italiano, è sulla bocca di tutti. La parola più usata e «incredibile».
Ma in coda c’è anche il tempo per fare qualche riflessione. E non solo politica. Per commentare, ad esempio, la scelta pugliese (e non solo) di rinunciare ai gazebo. «Ho lasciato l’auto a più di un chilometro di distanza. Non ho proprio capito perché ci abbiano costretti a venire sin qui», dice nel tardo pomeriggio una signora che sta facendo la fila in una delle cinque postazioni allestite al primo piano dell’Hotel Europa in via Obedan, dove hanno votato i residenti del quartiere Japigia e dell’ex frazione di Torre a Mare. «Tutta questa disorganizzazione sembra fatta apposta per impedirci di dire la nostra. C’è la mano dei soliti noti. Di quelli che vogliono che sia confermato il voto degli iscritti», le fa eco a distanza un signore di mezza età che alle 19 affolla il lungo corridoio che dall’ing resso dell’Hotel Excelsior porta in una delle due sale allestite per le operazioni di voto dedicate ai residenti dei quartieri Carrassi e San Pasquale. Inutile dire che si tratta di un sostenitore di Ignazio Marino. «È una persona che dice finalmente qualcosa di nuovo - spiega -. Non è né il democristiano Franceschini né il dalemiano Bersani, che pure resta una persona perbene».
Polemica è anche l’osservazione di una anziana signora che un paio di metri più avanti non nasconde di avere dei dubbi sullo stesso popolo del Pd o meglio sulle stesse persone che con lei stanno facendo la fila. «Spero - dice - che in mezzo a tutta questa gente non vi sia qualcuno pronto a vendersi per un piatto di lenticchie». Parole amare. Dette a denti stretti. Dalle quali traspare un pessimismo cronico. Forse assai più diffuso di quanto non si creda.
Un pessimismo certamente alimentato dalle innumerevoli risse che da mesi stanno lacerando quello che doveva essere il nuovo grande soggetto politico del centrosinistra italiano. Parole che, com’è ovvio, non tutti condividono. Alle quali, però, pochi hanno il coraggio di contrapporre certezze. «Io - interviene a mezza voce un altro signore di mezza età - mi limito a dire che voterò per Franceschini. Mi sembra che in questi mesi abbia dimostrato di saper guidare bene il partito». «No, meglio Bersani. Ha un progetto che mi convince di più», gli fa eco un altro.
Non è proprio un salotto televisivo, ma per qualche minuto questo corridoio dell’Excelsior diventa un luogo di dibattito. Qui, come altrove. Come, ad esempio, davanti alla sede del Pd di via Zara, dove hanno votato i residenti del rione Madonnella. Come nelle due sale allestite nel direzionale del quartiere San Paolo o come nella sede di Abusuan a Bari Vecchia. Come nelle altre sedi in città e in provincia. Come in tutta la Puglia. Ma mentre il popolo del Pd, ordinato e persino sereno, sceglie i suoi dirigenti, loro (il personale politico) continuano a litigare o, nella migliore delle ipotesi, a marcarsi stretto. A contarsi. A notare, ad esempio, che in coda, in tanti seggi, ci sono anche i simpatizzanti dei partiti di centro e di destra. E giù mille commenti. E giù un’altra buona dose di veleni. Alla faccia di questo popolo che, ordinato e persino sereno, ha pensato di fare come sempre la «cosa giusta».
di STEFANO BOCCARDI
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