lunedì 26 ottobre 2009

Primarie Pd, in Puglia Blasi ferma Emiliano- da www.lagazzettadelmezzogiorno.it

BARI - Sono andati a votare in 150mila circa, ben meno dei 270mila che nel 2007 si recarono alle urne per le primarie. Ma la tendenza è chiara sin dalle 23 di ieri: anche i pugliesi hanno scelto Pierluigi Bersani come segretario nazionale del loro partito. E, per effetti benefici della mozione nazionale che lo indicava segretario regionale ma anche per l’exploit registrato in Salento, sarà Sergio Blasi con tutta probabilità a guidare il Pd pugliese, fermando la corsa degli sfidanti Michele Emiliano e Guglielmo Minervini, quest’ultimo indicato da Franceschini.



Dei 150mila votanti che si sono recati alle urne in Puglia, oltre un terzo (56.811) è rappresentato dagli elettori di Bari e provincia: anche qui il calo di afflusso al voto è stato pesante (erano stati 90mila nel 2007). Altri 25mila circa hanno votato in provincia di Foggia, 23.500 a Lecce e 15mila nel Brind isino. La conta, come prevedibile, è andata avanti a rilento: alle 23 era noto lo spoglio di appena 5 seggi delle mozioni nazionali e 2 seggi di quelle regionali (sui 354 seggi della regione): Bersani già a quota 66% e Franceschini lasciato al 26% contro il 6% di Marino. E nel Barese, quando ancora erano noti 11 seggi su 50 (pari al 22%) Bersani aveva già superato la soglia del 63%, contro il 30,9% di Franceschini e il 5,9% di Marino. Segnali più o meno in linea sono arrivati sul fronte delle mozioni regionali, non distanti nei risultati dal voto già sancito dagli iscritti al partito. Il dettaglio, però, sarà noto solo oggi.

Su Brindisi la partita si è chiusa in modo chiaro. Coi circa 8mila voti presi Bersani ha raddoppiato Franceschini (a quota 4mila), lasciando distante Marino a 1.114 voti. Sul regionale, Blasi ha staccato Emiliano di 2mila voti (6.008 contro i 4.021 presi dal sindaco di Bari), mentre è rimastro indietro Minervini (1.325). Tranne qualche eccezione (come quella di Fasano, dove Franceschini ha superato Bersani, complice l’assessore regionale Fabiano Amati), la partita sembra andare in quella direzione anche nelle altre province. Il dato più atteso, e forse l’ultimo ad arrivare, era proprio quella di Bari: in questa provincia il segretario regionale uscente ha giocato in casa la sua partita. Partita, però, che va ricordato non è determinata dai voti assoluti che il candidato segretario prende, ma dal numero dei delegati che riesce a far eleggere dalle proprie liste per comporre l’assemblea regionale.

E, dunque, il Barese (compresi i 35mila votanti di Bari città) non farà più testo come numero di delegati (126 per l’assemblea regionale e 63 per quella nazionale) rispetto alle altre province. Con Blasi in testa sin dal voto degli iscritti, la partita di Minervini e Emiliano si è spostata sul creare un argine alla fatidica soglia del 50% + 1 dei delegati da eleggere: impedire quel risultato, che stando ai dati diffusi ieri sembra a portata di mano, significherebbe costringere il candidato dei dalemiani alla conta nell’assemblea regionale degli eletti, che si riunirà il 7 novembre. Spostare, insomma, la partita al secondo tempo della conta interna al partito.

Il deputato Dario Ginefra canta vittoria: «a Emiliano non è riuscito di spostare le primarie sul piano di un refenderendum pro o contro di lui, anche nella sua Bari». E il presidente della Regione Nichi Vendola, senza perdere tempo, ha chiamato in serata Blasi: «ci dobbiamo abbracciare».
di BEPI MARTELLOTTA


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