BARI – Il governatore della Puglia, Nichi Vendola, «non è indagato» e «a suo carico non c'è alcun procedimento penale». Scandisce bene le parole il procuratore della Repubblica di Bari, Antonio Laudati, che si dice «rammaricato» per la «sistematica» fuga di notizie che caratterizza ormai da tempo le indagini più delicate in corso a Bari.L’ultima rivelazione è di 'Libero' che riporta oggi stralci dell’informativa che i carabinieri hanno depositato due giorni fa in procura. Nell’atto compaiono i nomi di Vendola e quelli di altre dieci persone. «L' informativa esiste, non lo posso negare – ammette Laudati – sono stati pubblicati degli stralci. Ma l’iscrizione delle notizie (di reato, ndr), l’inizio di un procedimento penale spetta al pm».
Per Vendola - sottolinea – «c'è una valutazione che sarà fatta in futuro». Dichiarazioni queste che il presidente della Regione accoglie con favore. «Apprezzo – dice Vendola – il lavoro e lo stile della procura di Bari». E aggiunge: «Una persona per bene come me non può avere paura della giustizia». Vendola parla di «clima attraversato da veleni, sospetti e cattiverie». E a chi gli chiede se si candiderà lo stesso alle prossime regionali se dovesse ricevere un’informazione di garanzia risponde: «Nella vita non ho mai fatto passi indietro, semmai passi in avanti».
Dall’informativa emerge che i carabinieri hanno compiuto accertamenti al termine dei quali hanno depositato in procura, due giorni fa, l’atto in cui compare il nome del governatore e quelli di altre dieci persone; tra gli altri ci sono l’assessore ai trasporti Mario Loizzo, l’ex assessore alla sanità Alberto Tedesco, ora senatore del Pd, e l’ex dg della Ausl Bari, Lea Cosentino. Nei confronti degli undici i carabinieri ipotizzano il reato di tentativo di concussione per aver «imposto - riporta Libero – nel maggio 2008 ai direttori generali delle Ausl e di differenti presidi ospedalieri pugliesi, le nomine dei direttori amministrativi e sanitari, nonchè di primari di strutture operative complesse al fine di rafforzare la presenza della propria coalizione politica nelle istituzioni locali».
«L'informativa di cui fa cenno 'Libero' – ha aggiunto Laudati – è una delle tante informative che in questo periodo sono state trasmesse alla Procura da quando l’ufficio del pubblico ministero ha organizzato un gruppo di lavoro per le indagini sulla sanità». Gruppo di lavoro composto dal pm antimafia Desirè Digeronimo e da un magistrato che si occupa della pubblica amministrazione che in realtà si è sfaldato sul nascere: in procura c'è chi ritiene che si stia facendo confusione tra scambi politici, che non sono certo dei reati, e illeciti commessi dai politici. Per meglio valutare la situazione, Laudati, oltre ai carabinieri del nucleo investigativo, che da 18 mesi indagano sulla sanità, ha delegato indagini ai carabinieri del Ros, ai poliziotti dello Sco e alla Guardia di Finanza creando una banca dati che gli fornisce notizie in tempo reale. Questi «sforzi» sono stati fatti anche per tutelare la segretezza delle indagini, infranta ancora una volta oggi. «Di questo me ne assumo la responsabilità e me ne faccio carico - fa annotare Laudati – anche se dovrò trarne delle conseguenze sotto il profilo organizzativo e processuale». Parole queste che lasciano ipotizzare una revoca della delega al magistrato inquirente.
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