I nodi da sciogliere sono ancora tanti. Ma è soprattutto la definizione delle liste per le regionali ad occupare, in queste ore, la maggior parte del lavoro dei vertici del Partito democratico. All’hotel Excelsior i lavori sembrano essere destinati a durare a lungo. Sergio Blasi, stamattina, ha incontrato i rappresentanti delle varie anime del partito per cercare di comprendere come far quadrare i conti della rappresentatività delle aree politiche interne. Con lui, infatti, c'erano Enrico Fusco (Marino), Nicola Latorre, Francesco Boccia, Alberto Tedesco (Bersani) e Guglielmo Minervini, Gero Grassi (Franceschini).
Le segreterie provinciali hanno, in buona parte, già presentato all’ex sindaco di Melpignano le liste per le elezioni del 28 e 29 marzo prossimo. Anche se nei corridoi dell’albergo di via Giulio Petroni, il tema dominante è uno solo: come fare a rispettare il criterio del 30 percento di donne per ogni lista provinciale. Il Partito sembra aver sottovalutato questo passaggio e ora si trova con il rischio di dover pagare una multa per non aver adempiuto a quanto prescritto dalla legge regionale.
Già cinque anni fa non si rispettò questa indicazione e proprio ieri l’Avvocatura regionale ha invitato Ds, Margherita e Socialisti autonomisti a sborsare una cifra vicina a 15 mila euro. Ma per il Pd non è solo un danno economico, quanto d’immagine. Per mesi si è parlato di una equa rappresentanza di genere nelle liste ed ora ci si trova di fronte alla classica “spartizione maschilista del potere”.
Tutto è sul bilancino, Blasi pare non intenzionato a rinunciare alla possibilità che almeno un candidato su tre sia di sesso femminile. Al momento, però, a Foggia l’ex mozione Marino rischia di non essere rappresentata. Fiammetta Fanizza, disponibile a scendere in campo, potrebbe portare a 3 su 11 il numero di candidate, ma il segretario provinciale Paolo Campo sembra non voglia mettere mano ad una lista che già può contare su due donne come Elena Gentile e Marianna Anastasia.
Nella lista provinciale di Bari, mancherebbero quattro nomi. I posti vacanti dovrebbero essere riempiti da quattro donne. Patrizia Calefato potrebbe aggiungersi a Lia Caldarola e Teresa Caradonna. Per il resto tutto sembra confermato: presenti Guglielmo Minervini, Mario Loizzo, Sergio Povia e Nicola De Caro. Fra le new entry spazio a Michele Monno, Nicola Pice, Gerardo Degennaro e l’ex assessore ai Trasporti di Bari Antonio Decaro (un anno fa rieletto a Palazzo di città e ora con le valigie in mano verso via Capruzzi).
Sergio Blasi si candiderà a Lecce insieme agli uscenti Antonio Maniglio, Loredana Capone, Enzo Russo ed Enzo Taurino. Anche qui di donne ce ne sono solo due: oltre all’ex assessore allo Sviluppo economico, si presenterà Sandra Antonica. Nel Salento, quindi, la rappesentatitività femminile è monca. Ma nelle prossime ore c'è chi giura che un posto sarà liberato a danno di alcuni nuovi ingressi come Antonio Rotundo, Giampiero Corvaglia e Remigio Venuti.
A Taranto ci sarà sicuramente Michele Pelillo, mentre Fabiano Amati, come ovvio, andrà nella lista di Brindisi insieme agli uscenti Enzo Cappellini, Pino Romano. L’ex assessore regionale alla Cittadinanza Attiva, Guglielmo Minervini, quasi certamente sarà nominato coordinatore del Pd, dopo la querelle del 16 febbario scorso quando Blasi cercò di nominare Pasquale Chieco (dirigente Regione Puglia) al posto dell’ex sindaco di Molfetta, da sempre in prima fila nel sostenere la ricandidatura a Presidente della Regione di Nichi Vendola. Il segretario regionale a breve proporrà un comitato di gestione elettorale, composto da sei persone, chiamato a traghettare il partito fino al termine delle elezioni, consentendo così a tutti di concentrarsi sul risultato elettorale. Presto altre novità.
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