sabato 27 febbraio 2010

Regionali, Berlusconi: contano i voti, non le regioni - da www.corriereweb.net

Il Premier a Torino apre la campagna elettorale del Pdl e “mette le mani avanti”.

Nei giorni scorsi avevamo sentito parole diverse. Alla presentazione dei “discepoli” di Berlusconi, la nuova struttura interna al Pdl che dovrebbe rispondere direttamente al
premier, si era parlato di scelta di campo “tra bene e male” tra il “partito del fare e il partito dell’odio”, un voto contro chi “vuole spalancare le porte agli stranieri”. Berlusconi, probabilmente confortato dai sondaggi, voleva fare delle regionali un voto “nazionale”, un sondaggio sull’operato del governo per dimostrare quanto gli italiani approvano il suo operato, e per dichiarare la “definitiva” vittoria sulla sinistra anche a livello locale.

Oggi a Torino invece il Premier ha fatto un passo indietro, come per depotenziare l’impatto di una eventuale sconfitta: forse perché i sondaggi non sono più così favorevoli? “Il risultato che contiamo di ottenere – ha detto Berlusconi presentando Cota che correrà contro la Bresso per la Presidenza del Piemonte – è quello di avere una forte maggioranza di elettori rispetto al centrosinistra, il numero delle regioni è importante ma meno del risultato globale”. I Premier quindi si prepara a cantar vittoria anche se non dovesse conquistare la maggioranza delle regioni in ballo, come annunciato nelle scorse settimane. Basterà vincere nelle regioni con più abitanti, come Lombardia e Campania, dove il Pdl è in netto vantaggio.

Del resto la situazione nel resto del paese per il Pdl, e per Berlusconi soprattutto, è più complessa. Pare che in Puglia Niki Vendola sia ormai inarrivabile, mentre nel Lazio e in Calabria, i favoriti Polverini e Scopelliti stanno subendo la risalita, sempre nei sondaggi, degli avversari.

Anche in caso di una netta vittoria si aprirà comunque una dura lotta all’interno del Pdl: gli esponenti di più stretta osservanza berlusconiana faranno sentire tutto il loro disturbo per le scelte del capo, che ha subappaltato il Sud agli ex di An e finiani vari e il Nord alla Lega.


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