“Una voce femminile dalla Capitanata”. È così che Katia Ricci, intellettuale, critica d’arte, animatrice del circolo culturale La Merlettaia di Foggia ed ex docente, ora in pensione, al Liceo Ginnasio “V. Lanza”, vuole proporsi nella competizione delle prossime amministrative regionali del 28 e 29 marzo. Con la sua esperienza di donna.
La decisione di candidarsi in Sinistra Ecologia e Libertà e di essere portatrice dei “fatti” di Nichi Vendola potrebbe sorprendere coloro che ricordano la professoressa Ricci impegnata con le colleghe e le donne amiche a creare polis in città e nel luogo politico di condivisione e relazioni de La Merlettaia, ma estranea alle logiche di partito e alle casacche del potere. La sua scelta odierna vuol essere un segno di speranza per tutti e tutte. Un gesto di opposizione e insieme tensione verso il futuro. Contro quelle “alchimie strane”, i giochi dei partiti e le appartenenze incancrenite. “Sono sempre rimasta consapevolmente fuori dalle candidature, ma oggi mi sembra che la politica del quotidiano si possa incrociare con la politica del governo della cosa pubblica”, spiega a l’Attacco. Dopo la prima vittoria delle Primarie del 24 gennaio, che Katia Ricci ha richiesto con forza insieme alle altre cittadine, attraverso lo strumento di partecipazione della rete delle Donne per Nichi Vendola, la professoressa ha sentito il bisogno di contribuire in prima persona ad “immaginare il cambiamento”. Tanti amici e amiche sparse per l’Italia le hanno chiesto della natura del fenomeno pugliese Nichi Vendola, visto come un “faro” che può illuminare il centrosinistra italiano. Del resto, come evidenzia, le politiche attuate in questi cinque anni di Governo Vendola hanno numerosi punti di contatto con quelle del circolo La Merlettaia. “Ho apprezzato di Vendola le sue pratiche di ascolto, è un politico che non demonizza l’avversario, ha proposto soluzioni globali per problemi particolari e ha dato alle donne assessorati di prestigio, l’Urbanistica, le Politiche sociali, non la solita carica alle Pari opportunità”. Nichi Vendola ha sovvertito la prospettiva, dice Katia Ricci, ha attribuito nuovo senso, grazie ad uno sguardo accogliente, alle coppie di opposti vicino-lontano, contingente-universale. La professoressa conobbe la politica di Nichi Vendola e il suo carisma speciale a Foggia durante la presentazione di un libro di Orazio Ciliberti in Villa Comunale, occasione che vedeva la partecipazione anche dell’attore Moni Ovadia. “L’incontro era incentrato sul rapporto con l’altro e c’erano delle hostess, delle belle ragazze, che servivano ai tavoli e facevano da vetrina. Chiesi la parola e domandai: di cosa che state parlando? Dissi: voi state riducendo l’altro, la donna che è l’altro per eccellenza, a corpo muto, a coreografia. Cosa mi colpì? Mentre tutti gli altri amministratori, gli altri uomini annaspavano, Nichi Vendola mi rispose che sì, effettivamente, c’era un ritardo degli uomini. Sentii autenticità nelle sue parole, una voglia di riflettere che manca a tutti”. Quella stessa riflessione, cercata in una sera d’estate foggiana, può essere esperita, secondo Katia Ricci, nella cura del territorio, praticata in questi anni di governo regionale della res pubblica. Il “prendersi cura”, una vocazione squisitamente femminile di chi come la candidata è madre, nonna, ed è stata insegnante, è divenuta prassi del fare politico di Vendola. Gli esempi, per la docente, sono innumerevoli. Non solo Bollenti Spiriti e tutta l’alta formazione fornita ai giovani laureati con le borse di studio e i master finanziati dalla Regione Puglia, ma anche la tutela delle coste, la riqualificazione delle periferie, il piano paesaggistico, le scelte in materia di ambiente. Non intende tesserarsi a Sel, Katia Ricci, perché l’unica tessera che possiede è quella del circolo La Merlettaia, tuttavia l’impegno politico sinora profuso doveva tramutarsi in qualcosa di più evidente. La ripugnanza per gli uomini, che mettono insieme potere, donne, soldi, può non essere più sufficiente. “Non basta il disgusto per ciò che ogni giorno ascoltiamo, perché il disgusto può anche annichilire- rimarca Katia Ricci- Ora siamo in un momento in cui occorre sperare. Mi sono detta se non lo faccio adesso, mai più”. Prende a prestito una storia islamica, raccontata dalla filosofa Luisa Muraro in uno dei suoi scritti, e le sue metafore, per chiarire la sua candidatura. Una vecchia va al mercato e tenta di acquistare il più bel giovane schiavo, Giuseppe, che è sulla piazza, concorrendo con dei gomitoli di lana colorata. “Non importa il risultato, sono consapevole della necessità di tanti voti per essere eletta, ma voglio mettermi comunque in fila con i miei gomitoli di lana colorata. Oggi abbiamo bisogno di immaginare il cambiamento. Di questo sono convinta”. Intanto, ieri l’altro si è insediato il comitato elettorale, è stato creato un “gruppo artigianale”, come lo chiama Katia Ricci, su Facebook in sostegno della sua candidatura e nei prossimi giorni la città sarà investita dalla sua campagna elettorale. “Una piccola campagna a basso costo”, precisa, nella quale comunicare bellezza e arte grazie ad alcune performance della cura, come il riciclo della carta o l’atto di piantare dei fiori. “Piccoli segni di allegria con contenuti” mediante i quali parlare, ascoltare e mettersi in relazione con i cittadini e con le cittadine.
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