E dunque è vero che da questo giro di giostra sono usciti vincitori e vinti, anche nel governo, ma il successo della coalizione alle urne potrebbe sostenere al loro posto anche i ministri meno amati, un po’ in ombra, in bilico.
Il caso di Raffaele Fitto ne è l’esempio. Ieri il consiglio dei ministri ha respinto all’unanimità le dimissioni del ministro per gli Affari Regionali, autore del pasticcio pugliese. È stato Fitto a volere con vigore la candidatura del perdente Rocco Palese, sbarrando la strada a Adriana Poli Bortone. È vero, Berlusconi ci ha pensato su più di ventiquattr’ore. E si dice che per quel posto agli Affari regionali sia comparsa la tentazione forte di inserire Giancarlo Galan, l’ex governatore veneto sacrificato sull’altare di Zaia e della Lega. Ma alla fine il premier ha ribadito a Fitto «considerazione, stima e fiducia, confermandogli l’invito ad operare per il Governo». Applauso dei colleghi, la prima ipotesi di rimpasto è congelata.
Qualche variazione ci sarà, ma nel partito, e a livello locale: «apertura soprattutto nei confronti dei giovani e delle donne», ha anticipato ieri sera Berlusconi entrando a palazzo Grazioli. Potrebbero avere un ruolo nel Pdl Anna Maria Bernini e Monica Faenzi, candidate in Emilia Romagna e Toscana.
I ministri sconfitti negli scontri diretti non possono temere per la poltrona. Tecnicamente, Renato Brunetta sarebbe adesso in discesa dopo il fallimento a Venezia. Ma finora è sempre stato uno dei più amati del governo Berlusconi. La disfatta di Brunetta in Laguna sta anzi rinforzando un convincimento tra i ministri: mai candidarsi in casa propria. C’è chi ricorda come addirittura Berlusconi abbia «conquistato Palazzo Chigi prima di Arcore...». Altre notizie dal borsino ministeriale: su Altero Matteoli circolano voci di sostituzione, ma anche sottolineature del suo importante ruolo in Toscana, dove il Pdl ha ottenuto risultati di prestigio.
È un momento d’oro questo, naturalmente, per i leghisti: Bossi, Calderoli e Maroni, le stelle del Carroccio vincitore. Chi si è costruita da sola in queste elezioni un futuro politico molto più solido è Mara Carfagna: 55.700 preferenze in Campania, record assoluto in Italia. L’unico ministero libero, quindi, è quello delle Politiche Agricole. Se lo contenderebbero i due ex governatori Galan e Ghigo. Queste elezioni hanno anche migliorato la posizione di Ignazio La Russa nel governo, e con lui, nel Pdl, dei coordinatori: «Si sono comportati benissimo», il plauso di Berlusconi. Si è fermata l’ipotesi di uno spostamento di Sandro Bondi al partito, con Bonaiuti alla Cultura e Carfagna portavoce del governo. L’unico ministro a svelarsi è Gianfranco Rotondi (Attuazione del programma): «Io non sono sicuramente in ribasso - ride - la mia lista in Piemonte ha portato 5900 voti, e Cota ha vinto per 7mila! È vero, ho inserito il simbolo della Dc per portar via preferenze a Casini. Non me ne vergogno. Abbiamo cambiato colore al Piemonte». Rotondi nuovo ministro dell’Interno. «Io?». È il primo aprile. «Eh eh, infatti, non esageriamo, il mio è stato solo un giochino ben riuscito».
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