giovedì 1 aprile 2010

Istruzioni per l’uso nella Puglia inquieta

di Michele Partipilo
Passata la buriana dello scrutinio occorre fermarsi a riflettere un po’ su quanto è accaduto in Puglia, una regione ormai avvezza alla ribalta nazionale. Prima del voto hanno fatto discutere le primarie chieste a gran voce da Vendola, a urne chiuse fanno  discutere le dimissioni rassegnate dal ministro Fitto, che si è caricato la responsabilità di aver preferito ad altre la candidatura di Rocco Palese.
La Puglia è sempre stata una regione sensibile ai venti del centrodestra e sembrava che potesse esserlo anche in questa circostanza, visto che il centrosinistra ha perso ben quattro regioni, due delle quali - Piemonte e Lazio - assai ben presidiate. I risultati delle comunali  dimostrano che la Puglia è tutt’oggi aperta al centrodestra: è emblematico che ad   Andria,  con un colpo secco, sia  stato liquidato il governo di centrosinistra che durava da diciassette anni.
Che cosa è accaduto allora? È accaduto che in Puglia c’è un politico di grande capacità e carisma che si chiama Nichi Vendola. Il quale, proprio in ragione di queste sue straordinarie capacità, non potrà evitare di confrontarsi con la realtà. In questo momento la realtà è rappresentata al meglio dai numeri. Partiamo dal dato forse più significativo ma più nascosto: in Puglia ha votato il 63 per cento degli elettori, a fronte del 70,5 della consultazione del 2005. Tradotto in persone significa che altri 155mila pugliesi hanno preferito starsene a casa. Certamente il sintomo di una inquietudine legata a quanto è accaduto in questi mesi nella nostra regione, alimentando tensioni e sospetti, ma di questo passo le elezioni potrebbero diventare una partita tra pochi adepti e con logiche sempre più perverse.
A fronte di questa sfiducia c’è la novità prodotta dalla legge regionale: per garantire la stabilità di governo, i consiglieri diventeranno 8 in più dei 70 canonici. Per quattro milioni di abitanti ci saranno 78 amministratori: forse è un po’ troppo perché quella crisi di fiducia della gente e di credibilità delle istituzioni non si aggravi ancora di più. Il primo atto del neo governatore Vendola potrebbe essere proprio quello di lavorare a un prossimo  ridimensionamento del Consiglio, ormai pletorico. Un’operazione da avviare subito, perché entrati nella seconda parte della legislatura crescerà la voglia di non togliersi la sedia da sotto il sedere.
Al di là della giusta euforia per la riconferma, Vendola deve anche riflettere sui suoi numeri. Nel 2005 da outsider aveva ottenuto 1.165.536 voti, 14.131 in più del favorito Raffaele Fitto. Domenica e lunedì scorsi ha ottenuto 1.036.638 voti, giocando con la quasi certezza del successo. Sono circa 130mila voti in meno che, depurati di quel 7 per cento di astensioni, significa pur sempre che mancano all’appello 56mila voti. Potrebbe essere questo il prezzo - tradotto in consenso - pagato per gli scandali che per mesi hanno portato in prima pagina la Regione Puglia ed esponenti del suo governo.
Astensione e calo di consenso non potranno non pesare sulle prossime scelte e, soprattutto, sulla necessità di affrontare pure a sinistra la questione di una nuova classe dirigente che abbia più a cuore le sorti della collettività che le proprie.
Anche il centrodestra deve lavorare molto per costruire, non dimenticando di poter   contare su una tradizione che in Puglia gli è favorevole. Ma, allo stato, si assiste a uno smarrimento che è frutto innanzitutto di una evidente crisi di leadership. Rocco Palese è una persona per bene e un amministratore integerrimo, come è stato dimostrato in più occasioni. Ma non è un grande trascinatore di folle e il carisma da leader, che per un politico è il colpo di tacco con cui risolvere le partite più difficili, spesso ne risente. Se il centrodestra in Puglia vuole tornare competitivo deve costruire e per tempo.  Servono persone e idee e soprattutto - come ha rilevato a caldo qualche suo esponente di spicco - serve ristabilire un rapporto diretto con la gente. È sotto gli occhi di tutti quanto le piazze - reali e su internet - siano state il plus che ha saputo aggiungere Vendola alla sua campagna elettorale. Quali soggetti popolano oggi le piazze del centrodestra?
Questi che potrebbero sembrare problemi interni ai singoli schieramenti sono in realtà questioni fondamentali per i pugliesi. E non solo perché è nostro interesse essere amministrati nel modo migliore, ma perché negli scenari disegnati dal federalismo occorre anche avere forza e capacità per imporsi contro le altre regioni. E si può immaginare quanto siano agguerrite realtà come il Veneto o la Lombardia. Quali truppe potremo  mettere in campo per fronteggiarle?
Come si vede non sono questioni risolvibili con alchimie legate a incarichi e prebende. Bisogna cambiare e per davvero, guardando ai numeri e ai talenti.


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