Lo scontro è tutt’altro che risibile giacché il posto se lo contendono, nel gioco delle correnti interne al Pd, un fedelissimo di Francesco Boccia (Cozzoli) e uno di Gero Grassi (Monno). Il quale, dopo averlo sostenuto in campagna elettorale insieme agli altri neo-eletti (Amati, Mennea, Pentassuglia e Clemente), non intende mollare la presa per «un errore della Prefettura». Ma è chiaro che il caso si sgonfierebbe qualora prevalesse nella Corte d’appello la linea di chi sostiene che dal numero di 70 consiglieri non si possa prescindere.
A questo punto, tanto Monno, ma addirittura anche Cozzoli potrebbero restare fuori. Insieme a loro, rischiano altri due del Pd attualmente inseriti tra gli eletti e poi uno tra i candidato Idv, Moderati per Vendola (Alfonso Pisicchio), e Sinistra ecologia e Libertà (Borraccino e l’ex assessore all’Ag ricoltura, Enzo Russo). Ma se passasse l’interpretazione restrittiva rischierebbero anche tre consiglieri di opposizione. E qui è difficile capire chi materialmente. È verosimile, visti i rapporti di forza, che potrebbero restare fuori due del Pdl e uno tra Udc e La Puglia prima di tutto. Ma questo è tutto da chiarire.
E sulla questione numero di consiglieri interviene il consigliere del Pdl, Lucio Tarquinio. «Quale organismo ha deciso che nella prossima legislatura il numero dei Consiglieri regionali sarà superiore a quello previsto dallo Statuto? E perché la Presidenza della Regione Puglia ha proceduto ad una ripartizione dei seggi ed alla contestuale attribuzione ignorando il limite in esso contenuto? Ho appreso dalla stampa che a seguito dei risultati conseguiti dai partiti si porrebbe un problema di governabilità per cui alla maggioranza di centro- sinistra sarebbero stati attribuiti ufficiosamente 8 seggi. Il comma 1 dell’articolo 24 dello Statuto della Regione è esplicito in merito alla composizione del Consiglio regionale e stabilisce in modo inequivocabile e senza alcuna deroga, che il numero dei consiglieri è di 70, non uno in più. Nessuna altra legge, nemmeno quella elettorale, può modificare un principio sancito dallo Statuto che sta alla Puglia come la Costituzione all’intero Paese e pertanto assume un valore preminente».
[red. reg.]
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