“L’esperienza e la dovuta accortezza insegnano a non commentare mai troppo a caldo le vittorie e le sconfitte di una tornata elettorale.” È quanto dichiara l’On. Vincenzo Barba. “Mettere un po’ di tempo e un po’ di spazio tra l’euforia o lo sconforto da un lato e l’analisi politica dall’altro non solo è saggio ma, cosa piùimportante, è utile al fine di organizzarsi meglio per il futuro. Non è un caso che da analisi superficialmente goliardiche a seguito di una vittoria scaturiscano, più o meno repentinamente, sconfitte inaspettate; così come da sensate, profonde e costruttive osservazioni, all’indomani di una sconfitta, si preparino ripetute vittorie.
Calme e gesso, dunque! Anche perché se da un lato è vero che chi concorre ad una competizione elettorale, candidandosi, deve farsi sempre inseguire dal dubbio di aver fatto troppo poco o di non aver fatto tutto ciò che si poteva e doveva fare, dall’altro succede che chi non corre in prima persona, non candidandosi, ha sempre la certezza che se ci fosse stato lui certamente le cose sarebbero andate meglio. È nell’animo di ogni uomo pensarla in questo modo e non saranno certo le Regionali svoltesi in Puglia qualche settimana fa a cambiare inclinazioni e comportamenti. Ma proprio per questo bisogna sforzarsi e pretendere da parte di tutti maggiore sobrietà. Sempre che si sia animati dalla volontà di rimanere seriamente e responsabilmente competitivi per farsi scegliere dagli elettori nelle prossime occasioni.
Insomma, visto che i meriti di una vittoria sono di tutti, di chi sono le colpa di una sconfitta? Di chi, essendo in pista, non ha saputo tirare la volata o di chi, non essendo in lista, ha fatto finta di impegnarsi o non si è impegnato proprio? Chi ha mangiato la mela della sconfitta? Parlamentari svogliati e disattenti, come dice qualcuno, oppure flemmatici e negligenti amministratori locali, come pensano altri? Candidati dal poco seguito o selezionatori troppo indulgenti? E gli analisti, i tanti analisti del sottobosco della politica, quelli che escono fuori ad ogni acquazzone per poi rintanarsi al tornare del sole e della calura, i tanti analisti che analizzano sempre “dopo” e mai “prima”? Quanto bisogna ascoltarli? Sono necessari “grilli-parlanti” o inutili “Balanzoni”?
Io penso che sarebbe opportuno parlare di meno e fare di più. Ciascuno secondo il massimo impegno che la propria coscienza, e solo la propria coscienza, può testimoniare. Eviterei lo sbraco del “redde rationem” e la pantomima delle tristi prefiche e dei tristi “de profundis” con i quali si corre solo il rischio di logorare umanamente e sfasciare politicamente quanto di buono si è costruito fino ad ora.
Nella nostra famiglia bisogna dimostrare di avere rispetto di tutti, dal consigliere di quartiere che raccoglie le lamentele per un marciapiede sconnesso al decano dei senatori che dà lustro al partito con le sue iniziative in Aula e in Commissione. È il rispetto per il lavoro altrui la chiave di volta del riscatto. “Basta chiacchiere”, dicevamo agli altri in campagna elettorale, chiamandoli “chiacchieroni”. Ecco, evitiamo di cadere nello stesso vizio. Ci vuole rispetto per tutti: per chi ci ha messo la faccia e il cuore, come per chi, per troppo amore, critica rimpiangendo ciò che sarebbe potuto essere e non è stato. Rispetto. Bisogna avere rispetto per tutti. E soprattutto per Rocco Palese e Raffaele Fitto. Rocco, uomo di una serietà e di una preparazione come pochi. Non sempre vince chi è più bravo e più preparato. Ma noi non siamo come gli altri. Noi non saremmo stati a posto con la coscienza se avessimo mandato a rappresentarci uno bravo solo con le parole. Noi volevamo la concretezza dell’azione che solo Rocco poteva incardinare. Non si è vinto. Non per questo ci si deve rimangiare tutto il buono che pensavamo, pensiamo e penseremo di Rocco Palese. Quanto al Ministro Fitto, invece di attaccare a testa bassa nel momento della difficoltà bisognerebbe fargli una statua, perchè un altro al posto suo sarebbe diventato matto ad ascoltare mille pretese e mille richieste, dalla Bat al Capo di Leuca, dal Gargano alla Murgia, dalla Daunia al Salento. Raffaele ha sentito, ascoltato, ha fatto sintesi e insieme a noi, a tutti noi, ha scelto. Se poi qualcuno si riteneva superiore a Rocco Palese lo doveva dire allora, perché dirlo ora oltre a non essere vero è anche scorretto.
E ancora: se per vincere si ritiene che sia utile rinunciare ai principi, alla morale, alla correttezza gestionale di un partito, al rispetto degli elettori e dei quadri dirigenti, allora vuol dire che non si sono compresi i valori fondativi della carta di costituzione del Popolo della Libertà.
Siamo stati così amici in questi anni da addivenire ad una fusione tra due partiti distinti per raggiungere un unico scopo con un unico programma. Perché rovinare tutto, ora?
Chi vince…ha vinto! E per questo ha il diritto ed il dovere di governare. Il centrosinistra adesso governi. Noi, da parte nostra, pensiamo che non sempre chi vince sia stato il più sincero con gli elettori. Allora diciamo questo: a noi piace vincere solo quando parole e azioni coincidono. Per il resto, per tutto il resto, lasciamo agli altri il governo della Regione e prepariamoci a sostituirli. Io credo tra non molto…, e sempre sotto il coordinamento e la guida impareggiabile e politicamente nobile del nostro Ministro, l’amico Raffaele Fitto.”
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