giovedì 15 aprile 2010

Pdl, se non ora quando?- da www.barilive.it

di Riceviamo e pubblichiamo

Dopo l’ennesima tornata elettorale, abbiamo dinanzi a noi tre anni di tranquillità, tre anni senza dover ricercare a tutti i costi il consenso, tre anni nei quali costruire davvero il futuro del nostro paese, degli enti locali, ma anche dei partiti.
Il PDL pugliese, e quello barese in particolare, ha perduto tutte
le sfide possibili. E’ un partito in cerca d’autore, scollegato dalla gente, dal territorio, senza un’idea fondante, senza una precisa identità culturale, economica, politica. Come minimo non è attrattivo.
Eppure ci sarebbe tantissimo da fare.
Siamo in una situazione di crisi economica e finanziaria senza precedenti. Al di là dei freddi numeri, chi vive ogni giorno a contatto con la gente ci racconta di saracinesche abbassate, di un boom di pignoramenti immobiliari, di un aumento dei fallimenti, di una difficoltà diffusa, soprattutto di crescita. Non esiste alcun settore, in Puglia, davvero “trainante”.
La gente “tira a campare”. Forse per la prima volta in sessant’anni non ha prospettive certe, se non quella di stare peggio dei propri genitori.
Mi sarebbe piaciuta una campagna elettorale basata sui fatti, sulle proposte concrete e sulla proposta di futuro dei singoli schieramenti in campo. Ci siamo trascinati in una stanca e stucchevole polemica politica, tesa più a demolire che a costruire.
Ha vinto, evidentemente, chi è stato (è sembrato?) più vicino alla gente, chi è stato più capace di interpretare sogni e bisogni. Nonostante il vero vincitore sia stato l’astensionismo e la protesta di chi ha annullato il proprio voto. Tra astenuti, schede nulle e bianche si conta di gran lunga il maggior partito pugliese.
Non sono state accettate le dimissioni di Fitto. Bene, è importante che un pugliese, di centrodestra, continui a fare il ministro. Però il partito in Puglia dev’essere ricostruito di sana pianta. Dobbiamo dotarci di una struttura in grado di dialogare con la gente, di conoscere a fondo il proprio territorio, di impegnarsi su proposte costruttive da sottoporre, perché no, alla maggioranza che ci governa. Dobbiamo capire, una buona volta, chi siamo, dove andiamo e cosa vogliamo diventare.
Per una volta, visto che non ci sono né elezioni né incarichi da distribuire, non è importante chi comanda, ma la squadra che si intende formare e l’azione che s’intende promuovere.
Europarlamentari, parlamentari italiani, membri di governo, presidenti di provincia, sindaci ed in genere tutti gli eletti ed i nominati pugliesi ad incarichi importanti devono essere, loro per primi, in grado di fare squadra con i militanti, con chi rimane sul territorio. Il partito dev’essere l’incubatore della classe dirigente, delle idee, dei rapporti di forza. Dev’essere il think thank in cui ci si confronta, si decidono, insieme ed in modo trasparente e documentato, le strategie per uscire dalla crisi, per dare nuove prospettive alla nostra terra.
I dirigenti locali, tutti, nessuno escluso, devono mettersi in discussione con la gente e tra la gente e concordare (con la gente e tra la gente) un percorso per arrivare alla creazione del partito libero, aperto, pluralista e radicato sul territorio che tutti vogliamo.
Mai più un partito fondato su rapporti di forza e su “gradi di fedeltà”, ma un contenitore in cui c’è spazio per tutti coloro che vogliono crescere ed impegnarsi per un comune, una regione, uno stato davvero migliori.
Dante Leonardi


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