domenica 25 ottobre 2009

DOMANI PRIMARIE DEL PD: ULTIME ORE AL VELENO IN PUGLIA


Poche ore al voto di domenica per rinnovare a più livelli i vertici del Pd: in Puglia, scontro senza risparmio di colpi tra l’uscente Emiliano e Blasi, con Minervini terzo incomodo. Chi vincerà?
LECCE - Un giorno alle primarie del Pd, per l’elezione del nuovo segretario nazionale e per il rinnovo delle segreterie regionali. Eppure le ultime ore che avvicinano all’appuntamento di attesa partecipazione, soprattutto in Puglia sono vissute a colpi di fiele e veleni tra i contendenti, soprattutto tra il super favorito, Sergio Blasi, e l’uscente, Michele Emiliano, che, nel corso dei dibattiti televisivi non si sono risparmiati colpi bassi reciproci.

Se, infatti, Guglielmo Minervini, l’ex sindaco di Molfetta, oggi assessore con Vendola, ha cercato di usare toni distensivi, pur soffermandosi su temi centrali come la questione morale, i due big candidati hanno dato vita ad un match senza alcun risparmio di colpi. Emiliano ha evidenziato che la scelta di eleggere un segretario regionale dovrebbe basarsi sulla storia politica di chi si candida a quel ruolo, all’apprezzamento che la gente di Puglia sancisce per una figura e non sulla base di un’imposizione o una proposta, suggerita da Roma e da qualche leader che non conosce il territorio. Secca la replica di Blasi, che ha ricordato il “miracolo” di Melpignano, sotto la propria gestione, con un piccolo paese di periferia, divenuto luogo di scambi culturali e terra di un fenomeno conosciuto in tutto il mondo come la “Notte della Taranta”.

I veleni non sono mancati neanche su alcuni sostenitori di Blasi, sul rischio dell’inquinamento del voto e sui costi della campagna congressuale, con cifre decisamente ballerine sui costi, dove ciascun contendente ha sostenuto di essere stato il più oculato nelle spese. Ma il punto su cui il sindaco di Bari e il collega melpignanese sono tornati a beccarsi è legato alla cosiddetta strutturazione partitica, con la proposta di Blasi di conferire al segretario, senza demagogie di sorta che farebbero sfociare nel “cesarismo berlusconiano, che tanti danni ha creato a questo Paese”, un’indennità mensile per permettergli di condurre al meglio la gestione del Pd. Contrario Emiliano, che ha ribadito come questo metodo da “funzionari di partito” sia una reminiscenza del passato, della vecchia gestione fallimentare dei partiti stessi: i segretari regionali non devono intendere il proprio ruolo come un lavoro a tempo pieno. Nuova replica di Blasi che ha rinfacciato ad Emiliano di vivere già di politica, esercitando il proprio compito di primo cittadino di Bari.

Da parte sua, il magistrato barese ha punzecchiato il sindaco di Melpignano, evidenziando tra un passaggio e l’altro che chi non ha saputo gestire la segreteria provinciale (Blasi l’ha abbandonata dopo pochi mesi, in aperto dissenso col partito), difficilmente possa essere capace di reggere quella ancora più complessa regionale.

Su un punto, i tre contendenti hanno trovato al momento un accordo di massima: nessuno dei possibili segretari aspira a proporsi come futuro candidato del centrosinistra alle regionali e tutti hanno ribadito l’intenzione di sostenere la ricandidatura di Nichi Vendola, sulla base di un percorso politico ritenuto innovativo per la Puglia. Minervini ha puntualizzato che “il caso Vendola ha dimostrato in passato come spesso ci sia separazione tra quello che è il sentire popolare e quelle che sono le scelte dei dirigenti dei partiti”. Anche su questo punto, Blasi è intervenuto, sostenendo che sia demagogico e strumentale attaccare sempre e comunque la dirigenza, anche perché è poi stata quella stessa dirigenza che nel caso di Vendola ha optato per le primarie di coalizione, dando ai cittadini possibilità di esprimere il proprio voto.

Sull’idea di partito regionale, in sintesi ciascun candidato ha espresso con un concetto il proprio pensiero: Blasi ha chiarito di voler un partito realmente “organizzato e strutturato”; Emiliano, invece, privilegia un profilo diverso, ossia quello di un partito “concreto e partecipato”; per Minervini il Pd deve essere “giovane e capace di innovare”.
Se i pronostici continuano a dare in vantaggio Blasi, Emiliano continua a non darsi per vinto, puntando sul suo grande appeal elettorale e sul voto dissociato, convinto comunque che nessuno dei tre candidati superi subito il 50% dei consensi, dovendo ritornare a contendersi la segreteria nell’assemblea dei delegati. La sensazione di chi ha, però, visto i confronti tra i candidati è stato quanto meno strana: a molti è sembrato di vedere le contraddizioni di un programma della De Filippi, dove tutti se le cantano di santa ragione, anche se poi dicono di essere “Amici”.
Incerta sembrerebbe anche la corsa alla segreteria nazionale, dove l’originale sfida a due tra Bersani e Franceschini (ossia tra dalemiani e veltroniani), con un sostanziale vantaggio del primo, secondo alcuni sondaggi sul web (ma da prendere con le molle), vedrebbe una maggiore incisività sul risultato del terzo incomodo, Ignazio Marino, che a giudizio dei più, ha presentato la mozione più originale.

Si vota domenica, dalle 7 alle 20, nelle sedi indicate (http://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=17003). Sulla scheda rosa, quella per la segreteria nazionale, si trovano i nomi di Pierluigi Bersani, Dario Franceschini e Ignazio Marino; su quella azzurra i nomi di Sergio Blasi, Guglielmo Minervini e Michele Emiliano. La preferenza si può esprimere tanto barrando il nome, tanto una delle liste collegate a ciascuno dei candidati. Al seggio bisogna esibire il certificato elettorale, un documento di identità, con una quota di autofinanziamento elettorale di due euro.


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