sabato 31 ottobre 2009

Le sinistre necessarie. da:www.newspolitica.it

“Una sinistra credibile e capace di avere un progetto basato su una minima visione del mondo, è necessaria al Paese e alla dialettica democratica". Sono anni che i politologi, di ogni estrazione culturale, osservando la crisi profonda dei vari PDS-DS-PD, richiamano l'attenzione con queste frasi per esprimere la necessità di una forza politica alternativa allo schieramento di centrodestra.

Questa astratta divisione fatta di categorie geo-parlamentari, l'intera Europa se la porta dietro da quei tragici eventi che, alla fine del ‘700, ne sconvolsero l'ordine politico e valoriale; categorie, queste, che tutti danno per superate, ma che, vuoi per comodità, vuoi per abitudine, continuano ad usare ed abusare.


Volendo dunque tralasciare l'ironia del compianto Gaber e il palese superamento dei concetti di destra e sinistra già dagli inizi del ‘900, è vero non solo che una sinistra di governo sarebbe auspicabile come sostengono gli esperti, ma che addirittura servirebbe più d'una sinistra anche all'interno dello stesso centrodestra.


Il problema infatti è che in tutti i partiti, soprattutto in quello che rappresenta la maggioranza di una nazione, serve innanzitutto pensare. Elaborare tesi e progetti non però singolarmente o da induzione proveniente dai media. Serve un contatto continuo tra persone, militanti, iscritti, dirigenti. E serve soprattutto discutere, ed avere i luoghi per farlo, siano essi le fondazioni, i centri studi o le correnti.

Già, le correnti, vecchio retaggio della prima repubblica, o componenti culturali in grado di aggregare, mescolare, proporre?

Da parte nostra possiamo solo auspicare e lavorare affinchè il PDL strutturi le proprie anime nel migliore dei modi possibili. Questo non perché le correnti siano particolarmente simpatiche: anzi spesso sono solo dei limiti atti a negare a chi merita i giusti riconoscimenti…

Ma qualcosa deve pur muoversi, e delle appartenenze si devono pur avere. Allora ben venga un PDL con una o più sinistre, centro e destre al proprio interno!

Oggi è d'altronde evidente l'emergere nel partito di Berlusconi di una corrente laica, libertaria, modernista, più propensa alle contaminazioni persino progressiste, ben incentrata nella figura, alta ed imprescindibile, di Gianfranco Fini, che, se non ricoprisse il ruolo istituzionale di Presidente della Camera, potrebbe ben essere il leader naturale della sinistra interna.

L'altro pensatoio presente, potremmo definirlo di centrosinistra, o meglio cristiano-sociale, certamente molto più ampio ma meno snello, è orbitante intorno alle figure di Tremonti, Sacconi e Alemanno. Questa realtà magmatica e non ancora stabile, se si dovesse cementare anche grazie all'abile lavoro dell'ex presidente INAIL, il Senatore Maurizio Castro, avrebbe il compito di concretizzare la centralità della dignità della persona umana ed una visione partecipativa della realtà economico-sociale, mediante l'attuazione del libro bianco sul welfare prodotto proprio dal Ministro del Lavoro.

Ma nel PDL c'è anche bisogno di mediare tra i fautori della destra interna, tutta “legge e ordine", secondo cui tutti gli immigrati vanno guardati con sospetto e allontanati, e le aperture buoniste che nuocerebbero alle politiche di rispetto e rigore.

Bisognerebbe poi affermare con chiarezza, ed agire di conseguenza, che l'Islam non è nè il male, né il nuovo nemico dell'occidente “libero e democratico" che ha sostituito il comunismo nella dialettica schmittiana. I fedeli del Profeta meritano tutto il rispetto che va dato ad ogni credente, e studiare un po' di cultura islamica non significa perdere la propria identità, semmai arricchirla dal confronto con coloro che sono figli dello stesso Dio di Abramo (e che riconoscono anche Gesù e la Vergine Maria) e che hanno contribuito, comunque, a plasmare l'identità europea.

Del resto l'America non è, come pensano i convertiti dell'ultima ora, il baluardo del Cristianesimo contro i barbari seguaci di Allah, ma per il materialismo e l'utilitarismo che ne caratterizza da sempre l'essenza, è la negazione stessa sia dell'occidente europeo cattolico-romano, sia di ogni visione che riconosce un ruolo al senso del Sacro.

Necessario è altresì intensificare le tradizioni craxiana ed andreottiana, che hanno fatto del dialogo con il mondo arabo un pilastro della nostra politica estera. Oltre ai giustissimi accordi con la Libia e i Paesi del mediterraneo, non sarebbe certo difficile comprendere che il popolo palestinese ha diritto alla propria terra, cosi come giustamente si condanna ogni forma di violenza nei confronti dei cittadini di Israele.

Essere il baluardo della dignità della persona umana, significa del resto non solo essere i difensori della certezza della pena, ma anche avere considerazione e rispetto per gli inquisiti e per la condizione dei detenuti, o magari, senza scadere in assurde leggi ad hoc, cercare di impedire che un cittadino che ha diverse preferenze sessuali sia oggetto di offese o peggio di atti vandalici.

La socialità, che andrebbe sempre declinata partendo dalla centralità dell'uomo, deve far arrivare a comprendere a tutti che nessuno, neanche e maggior ragione se indossa una divisa, ha diritto di pestare un ragazzo, magari perché tifoso e quindi considerato una sorta di potenziale criminale.

Gioverebbe inoltre al senso di identità nazionale una presa di posizione chiara sul falso mito del risorgimento, e su tutti coloro che cocciutamente o in mala fede ritengono che l'Italia sia solo il tricolore scopiazzato dai francesi o che si scandalizzano quando qualcuno osa discutere l'inno di Mameli.

Gioverebbe in sintesi all'Italia intera il ritorno alla discussione politica vera, sia interna che esterna ai singoli partiti.

La politica infatti non può essere ridotta ad uno speciale televisivo sulle frequentazioni notturne, del resto libere e personali, del premier, del presidente della regione Lazio o di qualche parlamentare.

La politica non è neanche delega alla magistratura, all'economia o peggio alla finanza, o seguire le bordate di Di Pietro o di Grillo.

La politica è servizio, ma anche uno degli esercizi più alti e più nobili della libertà. E libertà non è avere uno spazio libero. Libertà è partecipazione.


Luca De Netto - Presidente Provinciale Giovani PDL


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