sabato 31 ottobre 2009

Maniglio: “Lanciare una vertenza trasporti ferroviari in Puglia” - da www.corrieresalentino.it

“L’Italia è sempre più, proprio in senso letterale, un paese a due velocità. Basta guardare alle scelte  di Trenitalia. Se nel centro-nord si parla di una sfida tra treno e aereo, qui nel sud la scommessa è partire sperando di arrivare a destinazione. Facciamo parlare i fatti. L’anno scorso alla Puglia sono stati tolti cinque eurostar ETR 500 che collegavano il Salento con Milano e Torino; al loro posto sono arrivati gli eurocity degli anni ’80 che, trainati dalle mitiche locomotive degli anni ’70, hanno provocato enormi disagi ai cittadini : guasti ai locomotori e conseguenti fermate in piena campagna, climatizzatori rotti in piena estate (e senza la possibilità di aprire finestrini), servizi igienici sporchi o non funzionanti.

Una vergogna continua!
E d’altronde proprio in queste settimane stiamo cantando vittoria perché, stando in trincea, abbiamo impedito, forse, un ulteriore taglio di 3 treni in partenza da Lecce per Milano e Torino.
Nel centro-nord, al contrario, dal 13 dicembre, partiranno 44 coppie di treni al alta velocità che collegheranno in tempi ‘europei’ le principali città. Le ‘frecce rosso e argento’ attraverseranno i territori del nord garantendo un servizio moderno ed efficiente. E’ l’esempio plastico dell’Italia di oggi.
La verità è che il federalismo padano di Berlusconi e Bossi, alleati di ferro proprio in nome degli interessi del nord, pervade anche aziende, come Trenitalia, che operano grazie alle risorse pubbliche e che dovrebbero sempre tenere presente che il trasporto pubblico è un diritto di tutti gli italiani, non solo di quelli che vivono da Roma in su.
Né si può accettare supinamente che la Bari-Napoli non sia inserita in alcun programma futuro e che non ci siano, quindi, risorse da investire per collegare le regioni più ricche del mezzogiorno con il resto d’Italia.
E che nel frattempo – come suggerito da autorevoli tecnici - non si proceda a migliorare la rete esistente con interventi finanziari modesti (10-15 milioni di euro, per l’intera linea) lontani anni luce dai costi previsti per l’alta velocità (40 milioni di euro solo per un chilometro).
La Regione ha fatto fino il fondo il suo dovere: il trasporto aereo è in netta crescita, gli interventi sulle ferrovie concesse hanno consentito di sostituire gran parte dei vecchi treni, si sta lavorando per modernizzare FSE. Ma c’è bisogno di una politica nazionale dei trasporti che guardi al Sud. La Puglia non può essere solo la regione che fornisce energia a tutto il Paese, pagando un prezzo altissimo in termini ambientali, e poi quando si tratta di sostenere il diritto alla mobilità delle persone o la crescita del settore turistico, che è legato anche all’offerta del sistema dei trasporti, siamo costretti a difenderci quel poco che abbiamo e non a discutere di come incrementare e qualificare i collegamenti.
Ecco perché è ora di lanciare una vertenza trasporti in Puglia che veda in prima fila le istituzioni, i sindacati, le imprese; una santa e buona alleanza per ribadire che qui, nel mezzogiorno, non ci sono cittadini di serie B”


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