In sostanza, Pansini ci dice che, qualora si dovesse riuscire ad aprire il nuovo Oncologico nei primi mesi di gennaio 2010 (in singolare concomitanza quindi con le elezioni regionali), esso nascerebbe monco, perché privo di una delle apparecchiature fondamentali per la moderna diagnosi dei tumori e per il monitoraggio della terapia.
Alcune domande sorgono spontanee: fin dal suo insediamento la Giunta Vendola ha continuato a dare scadenze (finora mai rispettate) sul trasferimento dell’Oncologico di Bari al Cotugno, il che significa che questa sembrava essere una priorità per il Governo regionale. Perché, quindi, non avviare subito una gara per dotare gli ospedali pugliesi di Pet - Tac pubbliche, visto che, secondo Pansini, ci vogliono circa due anni per concludere le procedure burocratico - amministrative?
Ad oggi in Puglia, nonostante le reiterate dichiarazioni di intenti del Governo regionale, l’unica Pet Tac pubblica è quella del Policlinico di Bari, peraltro ‘mobile’.
Pansini dice che una Pet – Tac costa tre milioni di euro. I cittadini pugliesi vogliono sapere da Vendola: a fronte di un debito della sanità che sfiora il miliardo di euro per stessa ammissione dell’assessore Fiore, cosa sarebbero stati 18 milioni di euro da investire per l’acquisto di 6 Pet – Tac pubbliche e nuove, una per ogni provincia della Puglia?
Due dati amari emergono da questa vicenda. Il primo: se si dovesse arrivare ad aprire il nuovo Oncologico di Bari nei primi mesi del 2010, sarebbe l’ennesima inaugurazione “elettorale”; il secondo: nella sanità sfasciata, opaca e indebitata di Vendola, l’interesse collettivo, quindi quello dell’assistenza agli ammalati, non è neanche all’ultimo posto”.
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