Mentre a livello nazionale sembra imminente lo “strappo” di Rutelli, a livello regionale polemica di Emiliano su Blasi: “Sei un segretario minoritario”. Dal Pdl qualche critica alla partecipazioneLECCE - La prova di partecipazione sarà pure arrivata: un partito come il Pd, che coinvolge per tre mesi di fila i propri elettori invitandoli a scegliere la classe dirigente, dimostra un livello di democrazia importante, che certamente oltrepassa gli oggettivi limiti del cesarismo e del messianismo di alcune formazioni politiche. Ma chi si aspettava che la conta post primarie sancisse di fatto la tregua al centro del principale partito del centrosinistra, dopo una battaglia congressuale accesa a livello nazionale e velenosa a livello regionale, dovrà riporre ogni speranza come il dannato all’ingresso dell’inferno dantesco.
Il problema è appunto che, ultimata la corsa alle segreterie, dopo le promesse di tornare all’unità del partito, a nemmeno un giorno dai verdetti finali, si passa alla conta dei reduci: a livello nazionale, come un fulmine a ciel sereno, si apprende che Francesco Rutelli, ex radicale, ex verde, ex margheritino e forse anche ex democratico (insomma una vita da ex) sia pronto ad iniziare un percorso diverso, probabilmente trasmigrando in un nuovo contenitore comprensivo dell’Udc (anche se alla lunga il progetto del grande centro ha la fisionomia di “Italia Futura”, il movimento lanciato da Montezemolo e sostenuto con favore proprio dallo scudo crociato); in campo regionale, la fine delle ostilità sancita con l’elezione di Sergio Blasi come segretario pugliese, sta già incontrando le prime serie difficoltà, perché Emiliano ritiene che con la sua “autoproclamazione” il sindaco di Melpignano abbia voluto rompere il patto di non belligeranza interno, dimentico, secondo il primo cittadino barese, di essere stato eletto con meno della metà dei voti popolari.
In buona sostanza, Emiliano ha ribadito il concetto che Blasi resta un segretario minoritario rispetto ai due sconfitti e dovrebbe essere più rispettoso di questo dato, proponendo la strada del dialogo e non quella del confronto su “numeri” e “numeretti”. Il sindaco di Bari ha chiesto in queste ore a D’Alema di farsi garante dell’accordo interno e di porre subito all’attenzione del Pd e del centrosinistra la questione della grande “Alleanza del Sud”, il progetto politico da proporre per le imminenti regionali di fine marzo.
Il Pdl, dal canto suo, critica la gestione del Pd, privato in Puglia di una leadership ritenuta forte e di un risultato elettorale davvero chiaro: gli esponenti del centrodestra puntano il dito sui 100mila votanti alle primarie in meno, registratisi sul territorio regionale rispetto alle ultime consultazioni.
Marra: “A Lecce, vittoria della politica contro scettici e disfattisti”
A Lecce, proprio sul dato della partecipazione alle primarie, interviene Fabrizio Marra, segretario cittadino del Pd, che dichiara: “L’alta affluenza che si è registrata in tutta Italia ed anche in provincia di Lecce e nella città capoluogo rappresenta innanzitutto la vittoria della politica, ancora una volta contro tutti gli scettici ed i disfattisti. Esprimo particolare soddisfazione per la grande partecipazione del popolo delle primarie anche nella città di Lecce. Sono state così smentite tutte quelle illazioni tese a dipingere il Pd leccese come un Partito non in salute, enfatizzando la ridotta affluenza degli iscritti nelle consultazioni di inizio ottobre, limitata ai soli tesserati. Quando si è trattato di eleggere componenti a cariche definitive e non transitorie, quali i delegati all’assemblea regionale e nazionale, il popolo del Pd leccese ha risposto all’appello”.
Marra, quindi, rivolge i propri auguri al nuovo segretario regionale Sergio Blasi, che “sono sicuro – afferma - possa, dopo il momento della competizione interna, lavorare al meglio per mettere in campo il miglior Partito Democratico pugliese per le prossime elezioni regionali, coinvolgendo tutte le molteplici risorse di donne e di uomini di cui il Pd è ricco.”
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