Vendola non avrebbe incontrato Bersani, ma di sicuro il leader di Sinistra e Libertà ha già incassato il sostegno degli ecodem, i senatori Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante contro i «modesti tatticismi» e la «meschina realpolitik» messa in atto dal partito a suo discapito.
E Nichi è pronto a chiedere chiarimenti ai vertici del Pd - sostenuto da un pezzo del partito che va dalla Bindi a Franceschini - anche sul disconoscimento delle primarie per la scelta del candidato, primarie da lui sollecitate a gran voce ma sinora respinte dai Democratici col timore di perdere l’alleanza dell’Udc in caso di una sua vittoria.
A Bari, intanto, andava in scena la battaglia legislativa. «Immaginare di mettere mano alla legge elettorale chiamando sarti improvvisati che devono tagliare e cucire l’abito che serve al momento - ha attaccato in aula il governatore - è una discussione di bassa cucina». Vendola ha insistito sulla necessità di mettere mano ad una legge che si basi innanzitutto sui principi, ammonendo Michele Emiliano - rimasto dietro le quinte ma dai più considerato il vero «burattinaio» dell’emendamento portato ieri in Aula - e il centrosinistra sui rischi di presentarsi agli elettori con scappatoie legislative prive di adeguate motivazioni.
«Se si pensa di fare della legge elettorale l'abito che serve a qualcuno, io dico che si va di fronte al pubblico nella peggiore delle maniere e, probabilmente, i protagonisti sulla scena inciamperanno. Perché senza principi, senza un orizzonte, senza una bussola non si va da nessuna parte». Allora quale bussola seguire? Intanto l’ingresso delle donne nella politica. Appare questo l’unico elemento in comune tra il governatore e il Pd in queste settimane di battaglia: il segretario Sergio Blasi, infatti, ha già caldeggiato la pdl fatta dalla Campania - ma su cui è atteso il responso della Corte Costituzionale - che prevede la doppia preferenza uomo/donna. «Abbiamo fatto una legge elettorale - ha detto Vendola - che aumenta a 70 il numero dei consiglieri regionali eppure sono state elette solo due donne».
E ancora, «il fallimento del bipolarismo», che implica la necessità di dare spazio a tutti i partiti, e la necessità di coniugare la governabilità senza cadere nella frammentazione politica. Temi su cui Vendola si dice disposto ad intervenire, ma ad un patto, patto che apre le porte al consenso del centrodestra: «non si possono fare colpi di maggioranza».
«Non è neanche immaginabile - gli dà man forte Nicola Fratoianni di Sel - pensare di collegare la discussione della legge al dibattito sulle candidature». Sabato se ne riparlerà al Kursaal alle 11, dove Nichi Terrà una conferenza stampa. La guerra va avanti.
b. mart.
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