martedì 23 febbraio 2010

MACCULI, LA REPLICA AL PD: “L’EMERGENZA RIFIUTI ESISTE”

Il responsabile dell'Ato Le/2, l'assessore Silvano Macculi, accusa la gestione Vendola di aver creato l'emergenza e replica all'invito alle dimissioni del Pd, accusando Sergio Blasi di incoerenza- Non si è fatta attendere la risposta di Silvano Macculi, assessore provinciale al bilancio e responsabile dell’Ato Le 2, all’invito alle dimissioni ricevuto ieri dal Pd, in particolare da Sergio Blasi, segretario regionale del Partito democratico, e Salvatore Capone, segretario provinciale, che lo hanno accusato di “distorcere il ruolo dell’organismo che presiede, creando artificiosamente i problemi e dimenticando, tra l’altro, che ove quest’emergenza fosse reale, dovrebbe essere lui a farsi carico di indicarne le possibili soluzioni”.

Una pseudo-emergenza, dunque, stando a quanto dichiarato dal Pd, che Macculi, oggi, nel corso di una conferenza convocata a Palazzo Adorno, ha voluto dimostrare con atti ufficiali alla mano. “Siamo nel bel mezzo di un’emergenza rifiuti – ha dichiarato –, e la responsabilità è del commissario delegato, Nichi Vendola. Tutte le ordinanze sulla questione, infatti, portano la sua firma. E queste ordinanze coincidono proprio con l’inizio dell’emergenza”.

“La gestione di Vendola – ha continuato – è stata disastrosa. Nel 2005 e nel 2006 non abbiamo mai avuto un blocco delle discariche, ma un giorno di emergenza. Dal 2007, invece, siamo in tilt, senza considerare la triplicazione del costo di smaltimento dei rifiuti. Dai 5 milioni di euro spesi nel 2005 e 2006, infatti, si è passati a pagare 17,5 milioni di euro nel 2007, 17 milioni nel 2008 e circa 15 milioni nel 2009. Dunque, 34 milioni di euro di maggiori costi in tre anni, di cui 15 milioni coperti con l’aumento della tassa a carico dei cittadini e 19 milioni con trasferimenti della Regione e della Protezione Civile, di cui, però, 10 milioni devono ancora essere trasferiti”.

“E’ stata chiusa la discarica di Nardò – ha precisato Macculi – quando non c’era un’impiantistica a regime prevista e non è stato creato nemmeno il ciclo alternativo promesso da Vendola nel 2006. Doveva nascere un impianto per produrre rifiuto umido biostabilizzato da destinare al ripristino ambientale e invece è nato un impianto, tra l’altro aperto proprio con la ditta che aveva candidato Dario Stefano alle elezioni, che dopo tre anni non ha una regolare autorizzazione amministrativa e funziona a colpi di ordinanza, nonostante il Tar lo abbia già chiuso. Un ciclo che sarebbe dovuto essere transitorio, imposto da Vendola con la sua ordinanza nonostante i sindaci lo contestassero”.

Per dimostrare questa tesi, l’assessore provinciale si è servito di una delibera dell’Ato, datata 26 maggio 2006, in cui l’assemblea all’unanimità rigettava la proposta del commissario di fare la biostabilizzazione a causa di una “necessaria e preliminare verifica della presenza sul territorio di discariche pubbliche idonee all’uso e per indeterminatezza della proposta commissariale in relazione ai costi di smaltimento presso gli impianti privati”. Un passaggio che prevedeva, dunque, un aumento dei costi enorme. “La curiosità – ha sottolineato il responsabile dell’Ato Lecce 2 – è che nella delibera proprio il sindaco di Melpignano, Segio Blasi si dichiara d’accordo a non accogliere l’accordo per la sua indeterminatezza, ma anche perché prima di aprire ai privati ritiene necessario verificare la presenza di impianti pubblici similari a quelli privati che possono essere attivati”.

L’accusa che Macculi muove a Sergio Blasi, dunque, è quella di incoerenza. “Siamo abituati a questi sdoppiamenti di Blasi, che da segretario del Pd fa finta di essere un’altra persona e di dimenticare che lui stesso, nel 2006, non ha condiviso questo percorso”. La soluzione al problema, in ogni caso, dovrebbe arrivare in giornata, dopo la riunione fissata oggi a Bari. Non è ancora stato definito dove finiranno i rifiuti, ma la scelta potrebbe ricadere su Ugento, in attesa degli impianti Ato 2.

E il sindaco Caroppo assolve Macculi, contrattaccando il Pd

E’ davvero una guerra, quella sui rifiuti, e sulla presunta emergenza nel ciclo di smaltimento, dopo la recente sentenza del Tar Lazio che blocca di fatto lo smaltimento degli scarti biostabilizzati prodotti presso l’impianto di Poggiardo gestito dalla Sud Gas nella discarica di servizio di Cavallino. E se il Pd, ieri, attraverso i propri rappresentanti (http://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=18965), ha tuonato contro il presidente dell’Ato/Le2, Silvano Macculi, “reo” di aver agitato insieme a tutta la sua componente politica del centrodestra lo spauracchio di un’emergenza tutta “mediatica”, a difendere Macculi, quest’oggi è un sindaco, resosi famoso per le sue scelte in materia di ambiente.

Si tratta di Ettore Caroppo, primo cittadino di Minervino, che proprio sul tema della biostabilizzazione e della scarsità dei risultati ottenuti, l’anno scorso, si era contraddistinto per una scelta di “morosità volontaria” (http://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=8289): “Il comune di Minervino ha avvertito da tempo che la chiusura della discarica di Nardò nel 2006 sarebbe stato un problema sia dal punto di vista tecnico ma anche dell’emergenza tariffaria. La non conformità che il Tar ha contestato all’impianto di Cavallino, conferma quanto abbiamo sempre sostenuto”.

Pertanto oggi Caroppo giudica “assurdo” l’atteggiamento dei vertici del Pd che attaccano Macculi: “È incredibile che chiedano le dimissioni di Macculi, quando con una transazione 15 sindaci, facenti parte del Cda dell’Ato, di cui 8 di centrosinistra e 7 del centrodestra, non abbiano mai manifestato col voto il proprio dissenso alle scelte in atto soprattutto sulla biostabilizzazione inconsistente, che sono stato l’unico davvero a contestare. Occorre ricordare nel Cda Ato, il comune di Melpignano (con riferimento a Blasi, ndr) è addirittura parte attiva che ha approvato decisioni all’attenzione dei vari organi”.

“Oggi – prosegue – attaccare Macculi, che ha sempre applicato le decisioni maturate nel Cda, appare pretestuoso e costruito ad hoc, per porre ulteriori litigiosità in campagna elettorale e mettere benzina sul fuoco nello scontro, che, invece, non sarebbe il caso di coltivare, anche perché si sa che sugli impianti ci sono precise responsabilità della Regione Puglia. Il centrodestra –conclude Caroppo - non attaccava Pellegrino in quanto presidente della Provincia di Lecce né tanto meno l’ente in sé, ma metteva semmai in evidenza un conflitto d’interessi noto che riguardava l’ex presidente. Del resto, a dimostrazione di questo, occorre ricordare che lo stesso Pellegrino ha attaccato più volte la Regione Puglia, sostenendo che non ci fossero in atto soluzioni tecniche adeguate”.
Francesca Mac


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