Il sindaco di Melpignano si dimette per correre alla Regione: con lui tutta la sua maggioranza. Ma l’opposizione critica il metodo non democratico. Ora ci si interroga sui riflessi legali della scelta- Colpo a sorpresa nell’ultimo consiglio comunale di Melpignano, conclusosi qualche istante fa: come ipotizzato qualche giorno fa, il sindaco Sergio Blasi si dimette per correre alla Regione Puglia. E con lui, rassegnano le dimissioni anche gli esponenti della sua maggioranza, facendo di fatto decadere il consiglio cittadino.
Una decisione che dimostra inequivocabilmente che il segretario del Pd vuole far parte della prossima tornata elettorale ed avere un ruolo da protagonista. Ma la scelta di Blasi, annunciata dopo un discorso di commiato, con ringraziamento a tutti i cittadini e ai rappresentanti comunali, non è piaciuta alla minoranza locale, che ha dovuto constatare dopo la dichiarazione del capogruppo di maggioranza, Luigi Portaluri, delle contestuali dimissioni di tutti i suoi consiglieri, l’impossibilità di una replica.
È duro il commento di Giuseppe Palma, capogruppo di opposizione e coordinatore del Pdl cittadino, che non risparmia critiche a Blasi: “Ritengo – afferma – che il sindaco sia stato poco corretto verso noi consiglieri e verso tutti i cittadini, perché non ha permesso neanche una nostra replica alle sua baggianate. Contestiamo il metodo usato, ma soprattutto siamo convinti che questo escamotage non permetterà al ‘buon samaritano’ di essere eletto nel consiglio regionale”.
A questo punto si pone una questione giuridica: secondo, infatti, il gruppo di Blasi, l’art. 6 della legge regionale permette ai sindaci e ai presidenti di provincia di dimettersi entro le ultime 24 ore dalla presentazione delle liste, potendo far parte della competizione elettorale. Secondo alcuni giuristi, infatti, i termini dei venti giorni per il ritiro delle dimissioni da parte di un primo cittadino non farebbero testo ai fini della competizione elettorale, perché è prerogativa dell’individuo scegliere se ritirarle o confermarle in quel lasso di tempo.
Secondo i membri dell’opposizione, che, a loro volta, hanno consultato i propri avvocati, tra la presentazione ufficiale della candidatura alle regionali e la possibile elezione ci sarebbero dei termini tempistici che porterebbero lo stesso Blasi, seppur eletto, a problemi di incompatibilità istituzionale, per cui decadrebbe la sua presenza in consiglio. Questioni di giurisprudenza, che ovviamente saranno meglio specificate nei prossimi giorni. Di certo, il gruppo di Blasi dimettendosi in massa ritiene di aver risolto in partenza ogni cavillo burocratico o giuridico. M. B
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