mercoledì 31 marzo 2010

TATARELLA E QUAGLIARIELLO, CLAVA E FIORETTO DENTRO IL PDL- da www.lagazzettadelmezzogiorno.it


di ALESSANDRA FLAVETTA
ROMA - La circospezione e la prudenza che manifestano i parlamentari pugliesi del Pdl nel commentare la vittoria elettorale di Vendola e le conseguenti dimissioni dal governo di Fitto sono più significative di molte parole. Ma c’è chi non risparmia critiche a viso aperto, come l’europarlamentare Salvatore Tatarella: «Quello del ministro Fitto mi sembra un atto doveroso, oltre che una assunzione di responsabilità politicamente apprezzabile». Una condanna senza appello, quella di Tatarella, che invita implicitamente il presidente del Consiglio ad accettare le dimissioni: «Le scelte sbagliate del ministro di Maglie imposte con prepotenza e con qualche furbizia a un riottoso e alla fine remissivo Silvio Berlusconi hanno penalizzato innanzitutto la Puglia, ma hanno anche tolto al centrodestra la grande soddisfazione di uno storico sorpasso: il conto finale del 7 a 6 sarebbe stato un trionfo: il 6 a 7 è pur sempre un successo, ma se un po’ di amaro ci resta in bocca dobbiamo dire grazie solo a Raffaele Fitto. Se invece di obbedire a un miope e personale calcolo di potere personale - prosegue l’esponente del Pdl - Fitto avesse accolto il paterno consiglio di Silvio Berlusconi di candidare Adriana Poli Bortone, allargando l’alleanza anche all’Udc, oggi staremmo festeggiando la vittoria del centrodestra anche in Puglia e Nichi Vendola, invece di una nuova icona della sinistra nazionale, sarebbe solo un ex presidente di Regione, sconfitto al pari dei suoi colleghi meridionali di Calabria e Campania: sommando i voti ottenuti dalla Poli e da Rocco Palese, Vendola sarebbe stato nettamente battuto».

Per Tatarella è dunque, con le dimissioni di Fitto, l’ora della resa di conti interna: «Questo atto non esaurisce la necessità che in Puglia si apra immediatamente un dibattito per ridisegnare scelte politiche e classe dirigente del Pdl».

Più diplomatico Gaetano Quagliariello che ritiene che «l'atto politico di Fitto, se c'è, rientra in un rapporto tra il ministro e il presidente del Consiglio al momento della candidatura di Palese», ma si astiene dal «dare alcun giudizio» sia sulla scelta, sia sulla possibilità che le dimissioni vengano accolte da Berlusconi: «Le dimissioni non si commentano mai, parlano già di per sè», osserva il vicepresidente vicario del Pdl alla Camera. Eppure c'è qualcuno nel Pdl che, segretamente, spera che il capo del governo accetti la proposta di Fitto e gongola perché interpreta come un segnale il tempo che sta intercorrendo tra l'offerta del passo indietro del titolare degli Affari Regionali e la risposta del premier.

Secondo Antonio Leone, quello di Fitto è «un gesto di grande dignità politica, che gli fa onore e che sono certo rientrerà. Vendola – prosegue il vicepresidente della Camera – ha avuto un solo, grande vantaggio, rivelatosi poi la sua fortuna: la Poli Bortone e Casini ufficialmente si sono presentati come suoi avversari, in effetti hanno svolto una campagna elettorale di sostegno a lui, una forma di collateralismo occulto. Vedremo quali vantaggi ne trarranno nei prossimi mesi».

Per il risultato elettorale, però, Leone se la prende solo con l'Udc: «il Pdl si è confermato il primo partito in Puglia e quindi non ha nulla da rimproverarsi, piuttosto c’è da chiedersi perché l’Udc abbia attuato una tattica così suicida. Di recente Buttiglione affermava che una vittoria di Vendola avrebbe favorito lo spostamento dell’elettorato cattolico dal Pd all’Udc. Insomma se vince il mio avversario, vinco anch’io. Una follia!».

Quagliariello fa «pubblicamente i complimenti a Palese per la campagna elettorale coraggiosa», mentre stigmatizza Vendola che ha ringraziato Fitto per la vittoria: «Non è stato un bell'atto, il governatore è una persona di stile, è stata una soverchieria, avrebbe dovuto ringraziare D'Alema perché lo ha rinforzato a livello nazionale quanto avvenuto in Puglia al momento delle primarie: è nato lì un carisma che va oltre i confini della regione».

Nessuna colpa del Pdl, quindi? «Se c'è stato un errore – ammette Quagliariello – è aver sottovalutato, trattando come ordinaria una situazione che era diventata straordinaria: in Puglia era fallito l'accordo tra Casini e D'Alema e non bisognava creare le condizioni per un candidato del terzo polo. Se avessimo riflettuto di più si poteva evitare la sconfitta». Candidando Poli Bortone avreste vinto? «Non è un problema matematico - ragiona Quagliariello - la politica non si fa addizionando le percentuali, ma riscaldando gli animi e mobilitando. Probabilmente serviva una candidatura in grado di unificare il centrodestra richiamando nelle radici, avendo così ragione di un avversario che su quel terreno era diventato forte: Vendola quattro mesi fa era morto».

E scegliendo Mantovano? «Non è questione di candidati, è doloroso fare questo gioco. Ora – valuta Quagliariello – bisogna riaprire porte e finestre e non consumarsi in ripicche o lotte intestine». In questo senso le dimissioni di Fitto possono essere lette come un gesto distensivo? «Se gesto ci sarà – conclude l’esponente del Pdl – per quel che mi riguarda lo interpreterò così».


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