mercoledì 3 marzo 2010

Una Polverini...da sparo- da www.barilive.it

E' tutto un caso? Proviamo a ricostruire un po’ di fatti legati all’esclusione della lista del Pdl per la provincia di Roma dalla corsa alle regionali del Lazio ed a porci alcune domande.
E’ il pomeriggio del 27 Febbraio quando alcune agenzie cominciano a battere la notizia della possibile
esclusione della lista perché non sarebbe stata presentata entro la scadenza prevista dalla legge. Le motivazione proposte da Alfredo Milioni, presidente del XIX municipio di Roma ed incaricato del Pdl per la consegna delle liste, sono a dir poco contraddittorie: a metà strada tra l’urgenza di uscire dall’ufficio elettorale per prendere un panino, delle minacce ricevute da non si capisce chi e delle aggressioni da parte di alcuni militanti radicali non identificati.
Cominciamo col dire che è quantomeno curioso che un partito come il Pdl abbia affidato a Milioni la consegna delle liste, essendosi questo reso protagonista già nel 2006 della sparizione delle liste di FI per le comunali di Roma. In quell’occasione, dopo aver appreso che non sarebbe stato candidato alla presidenza del suo municipio sparì per 24 ore con le liste staccando telefono di casa e cellulare, costringendo il suo partito ad un bis di raccolta di firme notturna in extremis, per poi ricomparire l’indomani insieme alle liste sottratte.
Il 28 Febbraio, giorno successivo all’escusione della lista del Pdl, su Il Giornale Vittorio Feltri torna ad attaccare Gianfranco Fini e tutta la componente ex-AN con un editoriale intitolato “Così Fini vuole rubare il Pdl al Cavaliere”. Il direttore sostiene che di fronte all’incapacità degli ex-FI ad agire all’interno di un partito classico fatto di regole, statuti, organismi dirigenti, ed all’assenza di Berlusconi (impegnato nell’attività di governo), gli ex-AN la stanno invece facendo da padrone, conquistando sempre più tessere da spendere poi al momento opportuno per far fuori Berlusconi. Completamente assente un riferimento alla vicenda delle liste laziali.
Nel frattempo la Polverini, seriamente preoccupata, dà battaglia. Comincia da un gazebo in Piazza del Popolo. Ad accompagnarla, di nomi noti, ci sono solo il sindaco di Roma Gianni Alemanno e la giovane deputata, pasionaria ex-FI, Beatrice Lorenzin; assenti ministri ed esponenti di spicco del Pdl. In quell’occasione il sindaco di Roma e la Polverini invocano in solitaria l’intervento del Colle. A questo appello non segue alcuna sollecitazione da parte di nessun altro all’interno dello stato maggiore del Pdl.
Due giorni dopo l’accaduto (1° Marzo) Renata Polverini, forte della sua esperienza di lotta nel sindacato, indice una maratona oratoria in Piazza in Lucina. Le cronache parlano di flop: l’appello al popolo ottiene una risposta corposa solo da parte di un gruppo di giovani che si definiscono “corrente militante che fa capo ad Alemanno”, giovani che prima della vittoria del Pdl alle comunali di Roma non militavano ne’ in AN, ne’ in FI, ma nella Fiamma Tricolore ed in Casa Pound. Sul palco a fianco a lei ci sono ancora una volta Alemanno e la Lorenzin. A denunciare il presunto abuso d’ufficio di chi si è rifiutato di accettare le liste e la violenza degli ignoti militanti radicali rimangono soltanto i presenti su quel palco.
Sui giornali, soprattutto i giornali di famiglia del Presidente del Consiglio, la musica è tutt’altra e questo non può che indurre allo stupore. Siamo stati abituati da quelle testate e dai loro rispettivi direttori ad articoli che soffiavano sul fuoco della polemica, che attaccavano frontalmente qualunque soggetto si mettesse di traverso al grande capo: magistratura, opposizioni, stampa libera etc. Il luogo ideale insomma in cui rimbalzare le accuse ai radicali ed ai pubblici ufficiali dell’ufficio elettorale. E invece l’obiettivo polemico è tutt’altro. Il 1° Marzo Il Giornale titola così: “Un partito di matti. La mancata presentazione della lista in tempo utile è il grottesco risultato degli equilibrismi per accontentare gli ex Forza Italia e gli ex An. Che creano un mostro burocratico e inefficiente” ed il condirettore Alessandro Sallusti è quello più esplicito in merito alla gestione paritaria del Pdl da parte degli ex AN e degli ex FI, additata come unica responsabile dell’accaduto. Scrive: “Maledetto manuale Cencelli e belli i tempi in cui un gruppo di inesperti e disperati signori mise in piedi un partito con le armi della velocità e dell’efficienza. Lo chiamarono Forza Italia, gli snob lo ribattezzarono «partito di plastica» in segno dispregiativo. In effetti era leggero, inaffondabile, poco costos.”. E poi, rivolgendosi ai “soloni del partito strutturato democratico e lottizzato” che “sono lì a urlare che l’esclusione della lista è un attacco alla democrazia” invoca un “atto di umiltà”, “una grazia” che porti allo sbaraccamento del mostro burocratico nel Pdl. In poche parole si augura che nel Pdl sparisca anche quel minimo di dibattito interno presente e che le decisioni (e le candidature!) tornino ad essere prerogativa esclusiva del capo, senza mediazioni estenuanti, discussioni condivise e altre cose che danno tanto di vecchia politica (o di democrazia, dipende dai punti di vista!). (1. continua qui)


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