Il 2 di marzo, poi, il titolo scelto da Libero è a dir poco irridente “Pdl = Polli della libertà”. Nel suo editoriale, dai toni certo meno guerrafondai di quelli usati da Feltri, Belpietro scrive: “Era inevitabile che a forza di prendersi a schiaffi i cofondatori del PdL si facessero male”, per poi passare in rassegna, regione per regione, come le liti tra ex-AN ed ex-FI stiano pregiudicando un buon risultato elettorale. Il Giornale invece pubblica un editoriale di Paolo del Debbio dal titolo inequivocabile “Adesso il Cavaliere dia una sveglia al Pdl”. Finalmente si registrano i primi commenti dei colonnelli del Pdl, di provata fede berlusconiana, Gasparri, Cicchitto e Quagliarello (sulla falsariga di quelli che la Polverini ha fatto in solitaria per due lunghissimi giorni) ed il primo commento di Berlusconi che si dice fiducioso delle decisioni che prenderà il Tar. Nel frattempo giunge la notizia che sono state riscontrate irregolarità anche nel listino della Polverini per la mancata firma di un rappresentante di lista e dal Pdl si comincia a parlare di “candidatura a rischio”.
Il maggiore rigore che in questa competizione elettorale si sta riservando al controllo dei requisiti e dei tempo necessari per la presentazione delle liste è probabilmente da ricollegare all’insolito ruolo da protagonisti che i Radicali stanno giocando grazie alla candidatura di Emma Bonino alla Presidenza della Regione Lazio sostenuta da tutto il centro-sinistra. Sensibili al tema, convinti che da qui passi lo stato di salute della democrazia italiana, i Radicali hanno sempre denunciato irregolarità e superficialità di entrambi gli schieramenti in merito a questa questione. Ma questa motivazione sembra davvero poca cosa per spiegarci quanto sta accadendo senza porci neanche un interrogativo.
A meno che non vogliamo davvero credere alla favola del panino, di un ufficio elettorale cattivo o al servizio del Pd, o di misteriosi militanti radicali sdraiatisi tra i responsabili del Pdl e l’ingresso dell’ufficio elettorale, è d’obbligo, in virtù dei fatti riassunti, delle parole dette e di quelle non dette, farsi alcune domande.
Tutto casuale? Casuale che ad uno con i precedenti di Milioni sia stata affidata la presentazione della lista? Casuale che Il Giornale denunci il rischio che i finiani prendano il controllo del Pdl ed estromettano Berlusconi il giorno stesso che la lista del Pdl viene respinta? Casuale che questa vicenda offra la sponda per un attacco alla gestione unitaria del Pdl e che quest’attacco si concretizzi subito ed all’unisono? Casuale che questa volta, in una vicenda che rischia seriamente di consegnare la Regione Lazio al centro-sinistra, condizionando pesantemente l’esito delle elezioni regionali nel loro complesso, ci sia stato per più di due giorni il silenzio dello stato maggiore del Pdl e la sua assenza alle manifestazioni indette dalla Polverini? Casuale che tutto ciò sia successo nel Lazio, dove è in campo Renata Polverini, imposta a Berlusconi, vicina al grande oppositore i nterno Fini, attaccata pesantemente dai giornali di famiglia?
Per rispondere a questi quesiti collochiamo in ultimo la vicenda all’interno della partita delle regionali ed al significato che queste hanno all’interno del momento politico che stiamo vivendo.
Sia che la vicenda si risolva positivamente per il Pdl (con la riammissione delle liste da parte del Tar o con un’improbabile legge straordinaria di cui si faccia promotore la parte del Pdl più vicina a Berlusconi) sia che si risolva negativamente, il capro espiatorio del misfatto è già stato trovato ed il repulisti che si preannuncia nel Pdl finirà col consegnare ancora più potere a Berlusconi ed a zittire il dissenso interno. Con un Pdl sempre più orfano di un progetto di governo e di paese, ed un Berlusconi incapace di accettare la sua parabola discendente e sempre più attaccato al potere ed al consenso a breve termine, la partita in gioco alle regionali è tutta sul fronte del centro-destra, tra chi guadagna più o meno posizioni da far pesare all’indomani sul tavolo del governo nazionale. Le elezioni politiche sono infatti lontane ed un centro-sini stra in crisi che guadagna qualche posizione sarebbe sicuramente per Berlusconi un problema minore rispetto agli alleati che in parlamento possano fare la voce grossa in virtù dei risultati elettorali, costringendolo a trattare con loro, cedere su alcune questioni ed appannare così la sua immagine.
Che la prima preoccupazione di Berlusconi sia questa lo sanno tutti: fiducioso nelle sue capacità, sa per esperienza che se avrà le mani libere potrà recuperare nei prossimi tre anni di governo i consensi che vanno a finire nel centro-sinistra. Sa invece altrettanto bene di dover temere che gli alleati possano tenergliele legate. Al nord si gioca la partita con la Lega e già si preannuncia una disfatta per il Pdl (in Veneto si parla addirittura di un 15% di vantaggio della Lega sul Pdl); in Lazio e Calabria la sfida è con la componente ex-AN e con l’Udc e fino a ieri anche qui sembrava prevalere la fazione opposta a Berlusconi. La vicenda del Lazio rimescola completamente le carte. E’ un caso? (la prima parte dell'inchiesta è qui)
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