BARI - L'accusa di associazione per delinquere contestata al ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, si è basata su elementi probatori che sono “allo stato incerti e contraddittori” e che “appaiono inidonei a determinare il passaggio al giudizio perchè non si appalesano suscettibili di ulteriore sviluppo nella istruttoria dibattimentale, ma al contrario risultano sconfessati da elementi di segno contrario”. Per questo motivo l’11 dicembre 2009 il gup del Tribunale di Bari Rosa Calia Di Pinto ha prosciolto da cinque reati il ministro Fitto, rinviandolo a giudizio per altri sei imputazioni.I fatti fanno riferimento al periodo tra il 1999 e il 2005, quando Fitto era presidente della Regione Puglia, e si prescriveranno quasi tutti nel 2012. L'ex presidente della Regione Puglia sarà processato dal Tribunale di Bari dal 22 aprile prossimo per due episodi di corruzione, uno dei quali riguarda una presunta mazzetta e un illecito finanziamento ai partiti da 500mila euro ricevuti dall’editore romano Giampaolo Angelucci (anch’egli a giudizio); un peculato da 190mila euro per essersi appropriato del fondo di rappresentanza del presidente della Regione Puglia durante la campagna elettorale del 2005, e per due episodi di abuso d’ufficio. Il proscioglimento è per reati gravi come la concussione e l’associazione per delinquere e per tre episodi di falso.
Il giudice ha ridimensionato le accuse della procura perchè nel dicembre scorso ha disposto il rinvio a giudizio di 61 degli 85 imputati, ne ha assolti sette a conclusione di un giudizio abbreviato, ha dichiarato prescritti i reati per cinque persone e ne ha prosciolte altre 12. Il procedimento riguarda l'esistenza di un’associazione per delinquere finalizzata ad assicurare alla società barese 'La Fiorità le concessioni di servizi di pulizia, sanificazione ed ausiliariato da parte di enti pubblici e di Ausl pugliesi e l’affidamento di un appalto da 198 milioni di euro ad una società di Angelucci per la gestione di 11 Residenze sanitarie assistite (Rsa)
Secondo il giudice, pur essendo necessaria la verifica dibattimentale del reato di associazione per delinquere per altri imputati, per Fitto ed altri ancora gli “elementi forniti dalle indagini” appaiono “del tutto evanescenti, ambigui e non suscettibili di ulteriori arricchimenti” poichè la partecipazione del ministro al sodalizio “non risulta affatto dimostrata”.
Con riferimento all’ex governatore – scrive il giudice – “va detto che davvero incomprensibile appare il suo inserimento nella schiera degli associati a delinquere (ben 13 di cui nove qualificati capi ed organizzatori), se solo si ponga mente alla penuria e pochezza contenutistica delle intercettazioni telefoniche che lo riguardano sia come conversante diretto che come soggetto di riferimento, allo specifico tenore delle conversazioni medesime”. Infatti – annota il gup – “dalle migliaia di conversazioni intercettate (quantificate in ameno 150.000 in circa tre anni d’indagine)”, i pm “hanno individuato solo poche utili conversazioni telefoniche intercorse tra Fitto” e il presunto capo del sodalizio criminale, Dario Maniglia: “tre in entrata sull'utenza di Fitto ed una in entrata sull'utenza del segretario (dell’ex governatore ndr) Luigi Macagnano”.
“Del tutto inutile” – secondo il giudice – il processo per Fitto anche per il reato di concussione perchè “è di solare evidenza l’inidoneità della condotta a porre il destinatario in stato di soggezione, non ravvisandosi quell'abuso del potere e la costrizione e/o induzione, elementi necessari ai fini della sussistenza del reato de quo”. Il reato fa riferimento alle presunte pressioni esercitate su un dirigente della Asl di Lecce per fargli istruire una delibera voluta da Fitto. Stesso discorso per le accuse di falso per le quali l’ex governatore è stato prosciolto; una di queste – secondo l'accusa era tra le condotte alla base della corruzione di Angelucci.
A Fitto si contestava infatti, in qualità di relatore di una delibera di giunta dell’aprile 2004, di avere falsamente evidenziato l’impossibilità di assicurare la gestione diretta delle Rsa, ma – rileva il giudice – nell’atto “in realtà si parla anche di difficoltà evidenziata dalle Asl, il che è assolutamente veritiero, alla luce delle note inviate dalle singole aziende sanitarie”. Quindi – conclude il gup Calia Di Pinto – “anche per i reati di falso gli elementi acquisiti non sono suscettibili di ulteriore arricchimento e sviluppo in sede dibattimentale in chiave accusatoria”.
ORE 17:12 - LA PROCURA IMPUGNERA' IL PROSCIOGLIMENTO PER PRESENTARE RICORSOLa procura di Bari e' orientata aimpugnare la sentenza con la quale il gup del Tribunale di Bari Rosa Calia Di Pinto, nel dicembre scorso, ha prosciolto da diverse accuse il ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, rinviandolo a giudizio per altri reati. E' quanto si apprende da fonti inquirenti all’indomani del deposito delle motivazioni della sentenza di proscioglimento del ministro e di alcuni altri imputati.
I magistrati inquirenti – secondo quanto viene evidenziato - ritengono che il gup sia andato oltre i poteri fissati dalla Cassazione, che impone al giudice dell’udienza preliminare di non entrare nel merito delle accuse contestate ma di verificare l'eventuale inutilità del processo. Inoltre, l’accusa evidenzierà che gli elementi prodotti non sono affatto – come scrive il gup – “incerti e contraddittori” e non risultano certamente “sconfessati da elementi di segno contrario”. La procura sta valutando in queste ore se presentare appello o ricorso in Cassazione.
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