sabato 3 aprile 2010

L'ex assessore Tedesco: la legge elettorale fu scritta con la consulenza del cu- da www.lagazzettadelmezzogiorno.it gino di Fitto- da www.lagazzettadelmezzogiorno.it

BARI - «Non capisco tutta la demagogia che si sta facendo in questi giorni», sbotta Alberto Tedesco. Lui, oggi senatore Pd, nel 2005 era nella commissione ristretta che ha scritto la legge elettorale pugliese. Con Rocco Palese, Roberto Ruocco, Carmine Dipietrangelo, Mimmo Lomelo e un consulente giuridico, l’avvocato Ancora, cugino del presidente Fitto. 

«Tutti sanno e sapevano benissimo che i seggi possono crescere rispetto ai 70 iniziali - dice Tedesco -: avrebbero potuto risolverlo abbassando il numero di consiglieri di partenza».
Scusi, senatore. Ma perché si è deciso di introdurre questo premio di governabilità senza tetto massimo? «Quando è stata scritta la norma avevamo questi paletti: una legge a indirizzo maggioritario con premio di maggioranza sul presidente. Si poneva il problema di cosa fare nel caso in cui le liste collegate ai presidenti perdenti avessero preso più del 50% dei seggi nel proporzionale, falsando il rapporto 60-40 tra maggioranza e opposizione. Allora si decise di usare lo stesso meccanismo del Tatarellum: far crescere il consiglio di tanti seggi quanti ne sono necessari per ripristinare il rapporto».
Ma avrete fatto delle simulazioni... «Certo. Era una delle prime leggi elettorali che si scrivevano in Italia. Intervenne pure un tecnico dei Ds».
E cosa ne è emerso? «Più è alta la percentuale che le opposizioni prendono nel proporzionale, più cresce la quota di seggi addizionali. I seggi della quota proporzionale sono 56. Se le liste collegate a presidenti perdenti ne prendono 30, significa che il presidente vincente ne avrà solo 26. A quel punto per ripristinare il rapporto 60-40 bisogna aggiungerne addirittura altri 40».
E ora gli stessi politici ritengono che 78 consiglieri regionali siano troppi. «Onestamente, non capisco tutta la demagogia, tutte queste dichiarazioni scandalizzate. Sono passati 5 anni da quella legge. Sarebbe bastato che nel corso della passata legislatura ci si fosse messi d’accordo sull’abbassamento del numero di consiglieri. A quel punto, nella peggiore delle ipotesi si sarebbe potuti arrivare a 55 nel caso di 50 consiglieri o a 65 nel caso di 60. Quelli che oggi si dicono scandalizzati, sono gli stessi che negli ultimi 5 anni non hanno fatto nulla. L’unico che si era posto il problema era Vendola, ma è stato sistematicamente stoppato dai partiti. Anche da quelli di opposizione».
Sta dicendo che tutti i partiti sapevano benissimo che i seggi potevano crescere.
«Certo. Maggioranza e opposizione. E l’eventualità era probabilissima, essendoci tre candidati presidenti “veri”: dunque era prevedibile che il centrodestra più l’Udc avrebbero superato i 28 seggi, facendo scattare la governabilità».
Non era possibile scrivere la norma in modo diverso?
«Non bisognava adottare il maggioritario ma il proporzionale puro. Ma questo, in alcuni casi, significherebbe condannare il Consiglio allo scioglimento anticipato».
Secondo lei la legge elettorale è compatibile con lo Statuto? «Non c’è alcun contrasto. Lo statuto parla di 70, la legge elettorale parla di 70 salvo un’eccezione che serve a risolvere il problema più serio, quello dell’ingovernabilità».
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI


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