giovedì 10 dicembre 2009

Fuorionda di Emiliano: Nichi uno sventurato- da www.lagazzettadelmezzogiorno.it

BARI - «Beh, adesso questo fuori onda, per quanto riguarda la parte dei sondaggi, mi pare sbagliato mandarlo in giro. Però che i sondaggi siano quelli non c'è dubbio e oggi sono ancora peggiori».

Michele Emiliano e Vendola come Gianfranco Fini e Berlusconi? Pare proprio di sì dopo che ieri, per iniziativa del giornalista Antonio Cantoro, su internet è circolato un video di pochi minuti nel quale il sindaco di Bari - da molti dato come candidato governatore in quota Pd al posto di Vendola - si è abbandonato a giudizi sfavorevoli nei confronti dell’amico-alleato della Regione.

È il 21 ottobre e sono da poco circolati sondaggi che lo danno vincente rispetto alla candidatura di Vendola nella sfida col Pdl per la conquista del palazzo di lungomare Nazario Sauro. Non è un mistero che quei sondaggi abbiano acceso una lampadina nel cuore del sindaco, tentato dal misurarsi nella sfida (consapevole del fatto che sul suo nome convergerebbero sia Udc che Idv, ostili a Vendola) ma anche trattenuto dalla troppo recente elezione plebiscitaria di Bari. Una tentazione a fatica sopita dalle uscite pubbliche e a fatica gestita coi vertici del Pd, che tuttora lo vedono come unica alternativa possibile per «arginare» Vendola e raccogliere i consensi degli alleati: non a caso, nell’ultima assemblea regionale del Pd, chiamata ad esprimersi sul «nodo» Vendola, il leader Massimo D’alema è arrivato a Bari convinto di incassare il sì di Emiliano a scendere in campo (magari con le primarie) per misurarsi contro Nichi ma è rimasto col «cerino in mano», trovandosi di fronte un’assemblea spaccata tra i pro e i contro Nichi.

«Non mi azzoppate il mio candidato per la Regione, Nichi Vendola», disse Emiliano in quella occasione, ma nel fuorionda il sindaco si lasciò andare definendo il governatore pugliese «uno sventurato» e sottolineando che quei sondaggi, diffusi ad ottobre, si riferivano a maggio 2009, quindi a un’epoca precedente agli scandali della sanità: «Se lo facessero oggi, il sondaggio - commenta nel fuorionda Emiliano - sarebbe peggiore». Ieri le spiegazioni, ma anche i segni evidenti di una spaccatura tra i due ex amici per la pelle Nichi e Michele. «Mi riferivo - spiega Emiliano - a sondaggi di quel momento ed erano brutti. Li conoscevo perchè in quel momento ero il segretario regionale del partito. I sondaggi di oggi non li conosco». Quanto alla sua eventuale candidatura, il sindaco continua ad escluderla, a meno che non sia lo stesso governatore - che però a distanza gli risponde picche - a lanciarla. «Mi pare una forzatura - dice Emiliano - però se me lo chiede Vendola già la cosa è molto diversa». Poi si spinge oltre, additando Nichi come la causa di una possibile sconfitta del centrosinistra alle prossime regionali: «Se Vendola non fa un passo indietro indicando un altro candidato commette un duplice delitto: uno nei confronti dell’intero centrosinistra di cui lui è il leader indiscusso e l’altro contro se stesso, perché uccide il suo futuro politico. Siamo tutti nelle mani di Vendola, credo che potrebbe dare una mano grandissima alla Puglia a sbloccare questa situazione che sta facendo un po' ridere tutta l’Italia. Il presidente può scegliere il suo successore, ma ho l’impressione che a dire "dopo di me il tracollo" ci siano rimasti solo Vendola e Berlusconi».

La frattura è evidente, oggi forse più di quel 21 ottobre. «Non c'è un altro candidato al di fuori di Vendola - aveva detto in quell’occasione Emiliano - io candidato? Non esiste proprio: l’ho promesso a San Nicola che sarei rimasto a fare il sindaco di Bari, è chiusa la questione. Non mi azzoppate il mio candidato per la Regione Vendola». Oggi quel «doppio gioco» tenuto in piedi dal Pd, sostenedo Vendola da un lato ma scavandogli la fossa dall’altro, è esploso. «Non mi sto occupando di costruire alleanze e di candidati. Condivido la lettera che ha scritto il segretario regionale del Pd Sergio Blasi - dice Emiliano - e credo che la condivida tutto il Pd. Non spetta a me parlare a Vendola, ma se lui pensa di cavarsela spaccando in due il Pd credo che stia commettendo un errore gravissimo. Cerco di essere chiaro: io ho fatto un congresso regionale per tentare di ricandidare Vendola, questo congresso l’ho perso. Ho messo a rischio la mia carriera politica, rompendo legami molto forti con il Pd. Adesso - dice - non capisco cosa Vendola vada cercando da me. Lo dico con chiarezza e anche con un po' di irritazione».

Nel frattempo il logoramento sull’alleanza si estende, con un Pd che appare sempre più spaccato sull’ipotesi di sostituire Nichi. «Qualcuno della nomenklatura del partito - denuncia l’assessore regionale Fabiano Amati - più che pensare a vincere sta pensando a proporsi come candidato alternativo a Vendola. E ovviamente fra i nomi in competizione vi sono tutti quelli che oggi dicono “dobbiamo allargare la coalizione”. Non si accorgono che così facendo stanno soltanto riducendo la coalizione. In questo momento sono uniti solo dal paravento dell’allargamento, ma il giorno in cui - e non accadrà mai - si dovesse veramente pensare a un sostituito di Vendola si ammazzerebbero tra di loro». Amati, vendoliano convinto, bacchetta i colleghi di partito «che oggi invocano condizioni politiche» per sostituire Nichi. E sottolinea «il buon governo compiuto, la popolarità di Vendola e i militanti del Pd che a larga maggioranza vogliono confermarlo. Il resto è politichese e noia». Quanto alla volontà dei vertici del partito di trovare un altro candidato, la minaccia di una rivolta pugliese è dietro l’angolo: «Bersani può può continuare la sua azione a sostegno della presidente del Piemonte Bresso anche col sacrificio della Puglia, ma lui come tutti - conclude - deve fare i conti con la democrazia interna del partito, che funziona a base regionale».

b. mart.


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