BARI - Comincia in salita la settimana per il Pd, turbato più che dalla rotta iperfederalista dell’ex premier Romano Prodi dalla perdita dell’ultima roccaforte rossa in Lombardia, Mantova, e di Pomigliano d’Arco, luogo simbolo per quello che Pier Luigi Bersani vorrebbe come il partito del lavoro. «Ora dobbiamo accelerare», è la linea di Bersani, che oggi riunisce i segretari regionali per uno sprint sul radicamento. Le tensioni interne vivranno un nuovo round sabato in direzione, ma intanto i big di Area Democratica non risparmiano bordate. Beppe Fioroni stronca il «modello Lega di sinistra» disegnato dall’ex premier, ma gli stessi 20 segretari regionali, «incoronati» da Prodi come i possibili veri leader del Pd federalista, si dividono tra gli entusiasti e i «bersaniani» duri e puri, come i segretari di Puglia e Basilicata, pronti a difendere il modello del leader.
Un partito federale ma non di campanili è il progetto al quale lavora Bersani, che nei prossimi giorni tenterà la ricucitura anche con il sindaco di Torino Sergio Chiamparino dopo le tensioni congressuali: il leader democratico vorrebbe coinvolgere il sindaco di Torino, federalista della prima ora, in un ruolo nazionale.
Per il segretario regionale del Pd Puglia, Sergio Blasi, «il tema del modello organizzativo del partito è indiscutibilmente importante, ma in questa fase sarebbe più opportuno parlare meno di noi e più dei problemi reali del Paese, proponendo idee e soluzioni». Blasi, inoltre, non condivide l’ipotesi di attribuire ai segretari regionali il potere di eleggere il segretario nazionale, piuttosto di far spazio alle primarie: «Secondo me nel nostro partito è una questione irrinunciabile la partecipazione diretta dei cittadini alla elezione del segretario nazionale».
Non solo, «dare più potere ai segretari regionali in una sorta di organismo direttivo» significherebbe, di fatto, «cambiare lo statuto varato da poco». Per il segretario pugliese, il partito ora dovrebbe concentrarsi sulle idee e sulle proposte per capire, ad esempio, come «costruire un Paese più moderno» , ragionando sulle riforme istituzionali, «e poi, dentro questo, possiamo costruire un nuovo modello organizzativo».
Anche Roberto Speranza, giovane segretario regionale del Pd della Basilicata, ritiene «indubbio che, in un Paese sempre più federalista, venga riconosciuto un peso sempre maggiore ai segretari regionali e ai dirigenti che operano sui territori e li rappresentano». Ma questo, precisa, «è esattamente quanto il segretario nazionale, Pierluigi Bersani, sta finalmente facendo: si sta muovendo, più di altri, proprio in questa direzione. Ovviamente - conclude Speranza - riconoscere maggiore peso ai dirigenti regionali non significa che questi debbano andare a sostituire i gruppi dirigenti nazionali».
«Non ho mai visto una generazione politica autocongedarsi. Non è mai successo e non succederà neanche adesso. Certo Prodi è stato un esempio ma purtroppo non ce ne sono tanti come lui. Io - dice un «prodiano» di annata, come il deputato pugliese Francesco Boccia - comunque sono convinto che Bersani vada giudicato da adesso e che favorirà il ricambio non solo generazionale ma delle energie ».
Per Boccia «la trasformazione deve avvenire con un regolamento democratico in un confronto sereno nel quale la nostra generazione deve assumersi le responsabilità fino in fondo e se le assume sostenendo con lealtà la linea dell’attuale segretario, come io mi auguro che facciano - sottolinea - anche gli altri big che al congresso sfidarono Bersani. Solo così il Pd può crescere e radicarsi e sono convinto, essendo stato uno che fisicamente ha redatto la sua mozione incontrando per due mesi le realtà più diverse, che il segretario favorirà il ricambio non solo anagrafico ma anche delle energie».
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